Alla scoperta del Criminal Profiling

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Alla scoperta del Criminal Profiling

Istituto di Scienze Forensi Corp. University | Lauree e Master in Scienze forensi
Pubblicato da ISF Magazine in Criminologia · 3 Maggio 2021
ABSTRACT

L’elaborato proposto dall’autrice si concentra sull’origine del Criminal Profiling (ovvero “Profilazione criminale”), un metodo scientifico volto alla costruzione di un identikit psicologico del criminale al fine di proporne una definizione.
Per capire in cosa consista questa metodica, di cui intende delineare i vari campi di applicazione, l’autrice fa un salto indietro nella storia cercando di ricostruire con precisione l’influenza che hanno avuto sulla sua origine le diverse teorie scientifiche e la narrativa poliziesca del XIX secolo.
Di conseguenza viene analizzata la figura del criminale trattata nella Fisiognomica, nella Frenologia e nelle diverse teorie di Cesare Lombroso.
Successivamente, utilizzando un approccio più letterario, l’autrice attinge alla narrativa dedicata al mondo dell’indagine da autori quali Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle, con i loro rispettivi detective Auguste Charles Dupin e Sherlock Holmes.
Venendo a un’epoca più recente, l’autrice prende in considerazione le teorie sul Criminal Profiling sviluppatosi intorno agli anni settanta del Novecento e la conseguente nascita della Behavioral Science Unit (BSU) dell’FBI, dipartimento funzionale allo sviluppo delle tecniche investigative e analisi comportamentale del criminale. In seguito, l’autrice presenta il lavoro svolto da James R. Fitzgerald, criminal profiler e linguista forense, nonché agente del BSU, nel famoso caso denominato Unabom. Fitzgerald ha avuto un ruolo fondamentale nell’identificazione del criminale Theodore Kaczynski, avvenuta anche grazie all’adozione di tecniche di indagine innovative, tra cui la stesura del profilo dell’indagato attraverso l’utilizzo della linguistica.
Infine l’autrice propone una definizione moderna di Criminal Profiling, in modo da poterne delineare le funzioni e gli obiettivi.



INTRODUZIONE

Alla base dell’elaborato vi è l’analisi storica e letteraria del Criminal Profiling e la sua conseguente evoluzione nell’epoca moderna. Il mio interesse verso questo approccio scientifico nasce da un’analisi del caso denominato “Unabom”, in cui viene utilizzata anche la linguistica forense per delineare il profilo del criminale. Durante il mio percorso di studi, che unisce le materie linguistiche con la criminologia, ho capito che avrei dovuto approfondire questa storia così unica nel suo genere. Attraverso lo studio del caso, mi sono imbattuta nella figura di James R. Fitzgerald, un criminal profiler della Behavioral Science Unit dell’FBI, senza però sapere chi fosse un profiler e in che cosa consistesse il Criminal Profiling.
Dunque, l’obiettivo della tesi è quello, in particolare, di andare alla scoperta del Criminal Profiling, una metodologia investigativa che ritrova le sue radici già nel XIX secolo, per poi svilupparsi in maniera più concreta dagli anni settanta del Novecento ed essere applicata a casi come quello di Unabom.
Per proporre una definizione completa di Criminal Profiling, ho intrapreso una ricerca sitografica e la lettura di diversi libri e articoli. Ho voluto inoltre inserire una parte traduttologica nel primo capitolo: si tratta di un articolo di Stanton O. Berg, sul ruolo della narrativa poliziesca nel mondo delle indagini, con successiva elaborazione di un glossario alfabetico ragionato, in quanto ho trovato estremamente interessante che un’idea derivante dalla fantasia di uno scrittore si sia trasformata in realtà.




CAPITOLO 1: ANALISI STORICA E LETTERARIA DEL CRIMINAL PROFILING


1.1 Le radici del Criminal Profiling
Prima di definire il Criminal Profiling odierno, bisogna fare un salto indietro nella storia, cercando di capire quali siano le sue origini. Fin dall’antichità, le motivazioni che spingono il criminale ad essere tale, così come le cause dei delitti più efferati, sono state oggetto di studio e di conseguenza sono nate nel tempo diverse teorie scientifiche, alcune successivamente criticate e smentite. Tra le prime a essere state proposte si trova la Fisiognomica, un’antica metodologia di studio che analizza il rapporto tra il corpo e la mente di una persona ovvero l’analogia che esiste tra la psicologia degli uomini e le caratteristiche fisiche, principalmente del viso. Nata nell’Antica Grecia, con il principio di Platone della  “kalokagathia” (ciò che è bello è anche buono), e sviluppatasi con il filosofo Aristotele (difatti il primo vero trattato sulla Fisiognomica giunto fino a noi è il testo “Physiognomica” attribuito allo stesso), interessa diversi studiosi successivi come Leonardo Da Vinci, il quale ha disegnato e studiato sotto molteplici punti di vista l’essere umano nella sua interezza, o ancora Giambattista Della Porta, che nel 1586 scrisse il “De Humana physiognomia”. In questa opera l’autore definì la Fisiognomica una tecnica che consente di conoscere le predisposizioni e la natura dell’essere umano attraverso segni stabili della morfologia corporea e alla eventuale metamorfosi che questi potrebbero avere a causa di sollecitazioni esterne.
Alla fine del ‘700 il medico tedesco Franz Joseph Gall (1758-1828), dopo aver sviluppato i concetti della Fisiognomica, postula la Frenologia, dal francese Phrénologie (studio della mente), una dottrina pseudoscientifica secondo la quale le singole funzioni psichiche sono correlate a tratti morfologici del cranio e ad una particolare localizzazione cerebrale. Secondo Gall, dalla superficie del cranio e dalle sue peculiarità morfologiche (dimensione, forma, linee, depressioni, bozze) si poteva evincere quali aree celebrali, e quindi le facoltà mentali a queste attribuite, fossero maggiormente sviluppate, o altrimenti sottosviluppate. L’autore identificò 27 aree diverse del cranio, a cui associava altrettante regioni cerebrali, chiamate da lui “organi”, responsabili delle varie caratteristiche mentali.
Tuttavia, nell’attuale mappa cerebrale della moderna Neurologia non si riscontrano le funzioni identificate da Gall, ad eccezione della facoltà della parola, la quale venne casualmente localizzata nei pressi delle aree identificate oggi come deputate al linguaggio.
Anche Cesare Lombroso (1835-1909), un antropologo e criminologo italiano, applicò i principi della Fisiognomica e della Frenologia: nella sua opera “L’uomo delinquente” egli cercò di individuare i tratti caratteristici della personalità criminale in rapporto all’Antropologia, alla Medicina e alle discipline carcerarie. In particolare, diede ampio spazio alla sua tesi del “delinquente nato”, secondo la quale il criminale nascesse con un’identificabile anormalità fisica, chiamata da lui anche “stimmate criminale”. Questa teoria fu supportata dalle numerose ricerche condotte dall’antropologo sui tratti somatici degenerati (da lui detti fisiognomici) nei detenuti e nei criminali uccisi dalle forze dell’ordine (quindi mediante la loro autopsia), e confermata dalla desunta scoperta di una fossetta occipitale interna del cranio del brigante Giuseppe Villella. Tale fossetta era tipica di alcune scimmie inferiori e dei lemuridi, e dimostrava, secondo Lombroso, come i delinquenti fossero collegati a delle caratteristiche ancestrali anche nel mondo moderno. La ricomparsa in un individuo di inaspettate caratteristiche non presenti nei genitori o negli immediati ascendenti, bensì nell’antenato evolutivo, in biologia si chiama Atavismo, largamente utilizzato da Lombroso per interpretare il fenomeno criminale. In seguito alle numerose critiche ricevute sul concetto del criminale nato, nelle edizioni successive dell’opera, lo psichiatra veronese iniziò ad approfondire le cause sociali della criminalità, ampliando di conseguenza la casistica dei criminali, catalogandoli in modo non sempre coerente in delinquenti occasionali e per passione. Inoltre, vengono approfonditi i temi relativi alla “terapia del delitto”, ovvero quali sono le misure sociali da adottare per prevenire il crimine, e alla funzione della pena. Nelle sue opere successive, il lavoro di ricerca di Lombroso studiò, oltre alla figura del delinquente, altre figure della cosiddetta “patologia sociale”, come le prostitute, i geni (come espressione di anormalità in senso positivo), i “mattoidi” (considerati una sorta di congiunzione tra il genio, il criminale e il folle), gli anarchici e i profeti, e infine affronta anche il delitto politico con l’accezione di devianza positiva.
Il pensiero lombrosiano ottenne all’epoca sia consensi che opposizioni. Tra coloro che sostenettero la sua ideologia troviamo alcuni giovani giuristi che diedero vita ad un programma di riforma del diritto penale dal nome “scuola positiva di diritto penale”, il quale si prefissava di sostituire la responsabilità morale con la nozione di pericolosità sociale e l’azione retributiva della pena con la prevenzione del crimine. In opposizione alla scuola positiva si trovava la cosiddetta scuola classica, formata da giuristi sostenitori della tradizione del pensiero liberale e cattolico, ed è evidente come quest’ultimi fossero in maggioranza in quanto nel primo codice penale dell’Italia unita, il codice Zanardelli del 1889, non compare nessuna delle indicazioni avanzate in ambito positivista.

1.2 L’influenza della narrativa nel mondo delle indagini
“Someone in a novel, was he not? I don’t take much stock of detectives in novels – chaps that do things and never let you see how they do. That’s inspiration, not business”
(The Valley of Fear by Arthur Conan Doyle)
“È il personaggio di un romanzo, vero? Personalmente non amo molto gli investigatori dei romanzi: quei tizi arrivano a dei risultati e non ti fanno mai capire come. Quella è ispirazione, non professionalità”
(La valle della Paura, di Arthur Conan Doyle)
Non solo la figura del criminale ha dato vita a diverse teorie pseudo-scientifiche, ma ha anche interessato la narrativa, soprattutto quella poliziesca e dell’orrore, che a suo modo ha dato un contributo al mondo delle indagini, stimolando e indicando nuove strade alla ricerca scientifica. Il personaggio letterario Charles Auguste Dupin è il primo detective che compare in letteratura, quando ancora la parola detective non era stata coniata. Dupin appare per la prima volta nel racconto “I delitti della Rue Morgue”[i] (ambientato negli anni quaranta del XIX secolo), il cui autore è il padre del genere horror-poliziesco Edgar Allan Poe. Dupin possiede un moderno metodo di indagine analitica che si basa sulla deduzione e sul principio di non contraddizione e che gli consente di innovare l’uso delle classiche tecniche di indagine del diciannovesimo secolo, cui aggiunge la propria capacità di iper-osservazione e di elaborazione di alcuni passaggi logico-intuitivi per arrivare a nuove soluzioni. Inoltre, si rende conto che gli indizi e gli eventi non si possono sempre comprendere semplicemente dal modo in cui appaiono. Infatti i suoi metodi non sono ortodossi e appaiono alla polizia come irrazionali. Spesso si concentra su inspiegabili deviazioni dalla norma, anticipa le azioni e i pensieri dei suoi collaboratori e avversari e utilizza informazioni che, inizialmente, sembrano essere estranee al caso in esame. Con il suo personaggio, Edgar Allan Poe, non solo getta le basi per la successiva creazione di personaggi come Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle e Hercule Poirot di Agata Christie, ma per la prima volta fa ricorso a un procedimento comportamentista e pseudo-psicologico per cercare di ricostruire il ragionamento di un criminale e la motivazione del crimine, proprio come avviene nel Criminal Profiling attuale.
Un altro apporto notevole alla cosiddetta “Scienza della Deduzione”[ii] è stato dato dal medico-scrittore Arthur Conan Doyle (1859-1930) con il suo investigatore privato Sherlock Holmes, comparso per la prima volta nel 1887 nel romanzo “Uno studio in rosso”[iii]. L’uomo che più influenzò Conan Doyle nella creazione di Sherlock Holmes è stato uno dei suoi insegnanti, il dott. Joseph Bell, maestro in osservazione, logica, deduzione e capacità di diagnosi, qualità che appunto ritroviamo nel personaggio del famoso investigatore. In particolare, la straordinaria abilità di Sherlock Holmes nel raccogliere prove basate sulle sue doti di fine osservatore e sul ragionamento deduttivo, era stata ispirata dal metodo di Bell nella formulazione delle sue diagnosi. Sherlock Holmes ha avuto un impatto culturale immediato ed è stato il personaggio più duraturo nel genere dei romanzi polizieschi, oltre ad aver avuto un’effettiva influenza, almeno secondo diversi autori, sullo sviluppo delle moderne scienze investigative e di profilazione forense.
Stanton O.Berg[iv] ha scritto l’articolo sotto riportato e tradotto, “Sherlock Holmes: Father of scientific detection”[v] , tratto dal “Journal of Criminal Law and Criminology”, in cui riporta le motivazioni per cui ritiene, assieme a diversi criminologi ed esperti del settore, che l’investigatore creato dalla fantasia di Conan Doyle sia stato molto influente nel mondo reale delle indagini.


[i] E.A. Poe, The Murders in the Rue Morgue, in Graham’s Magazine, London, 1841.
[ii] A. Conan Doyle, A study in Scarlet, Part I, Chapter II, “The Science of Deduction”.
[iii] A. Conan Doyle, A study in Scarlet, in Beeton’s Christmas Annual, Ward Lock & Co, 1887.
[iv] Stanton O. Berg is a consulting firearms expert in Minneapolis, Minn. He is a fellow in the American Academy of Forensic Sciences and a member of the International Association of Identification and several organizations interested in firearms. 61 J. Crim. L. Criminology & Police Sci. 446 (1970)
[v] Stanton O. Berg, Sherlock Holmes: Father of scientific crime and detection, 61 J. Crim. L. Criminology & Police Sci. 446 (1970)



La lettura è sempre stata uno dei miei   passatempi preferiti. Questo interesse mi ha portato alla scoperta del personaggio Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle. Durante la mia giovinezza, ho trascorso molto ore liete a divorare la serie di racconti che lo coinvolgevano. Tuttavia, la loro rilettura negli anni successivi ha continuato ad essere per me una fonte di piacere.

Un successo universale
Le avventure di Sherlock Holmes hanno   esercitato fascino straordinario in tutto il mondo. L'osservazione, il ragionamento   deduttivo e la conoscenza scientifica del grande detective hanno appassionato   giovani e anziani, ricchi e poveri. Somerset Maugham ha scritto della grande ammirazione per Sherlock Holmes e Conan Doyle parte dell'intellighenzia.   Sherlock Holmes è apparso in 60 opere di narrativa (56 racconti e 4 romanzi)   pubblicati tra il 1887 e il 1927. Le vicende narrate hanno avuto un’enorme   popolarità internazionale nel corso degli anni e decine di articoli, saggi e   libri sono stati dedicati all’analisi delle trame, alla loro origine e ai   protagonisti Sherlock Holmes e dottor Watson. Esistono numerosi club   “Holmesiani”, il più famoso denominato “Baker Street Irregulars”. Si   dice che il presidente Franklin Roosevelt, appassionato lettore di Sherlock   Holmes, avesse chiamato “Baker Street” il dipartimento di intelligence   durante la seconda guerra mondiale. Anche nell’era spaziale non sembra   volersi estinguere l’attaccamento dei lettori per la tradizione “Holmesiana”.  L’odierno interesse si manifesta in una vasta gamma di riferimenti   bibliografici tra scritti accademici, riviste specialistiche, editoriali e   persino intere pagine di fumetti a colori nella rivista Playboy.

Una maggiore importanza
In nome del piacere che la lettura di   Sherlock Holmes mi ha procurato, suppongo che non sia strano cercare di dare   alla letteratura una maggiore importanza rispetto al ruolo di semplice intrattenimento.   A parte le mie personali inclinazioni, credo si possa legittimamente sostenere che il famoso investigatore abbia avuto un'influenza decisamente   stimolante sullo sviluppo della scienza criminologica moderna. Di volta in   volta vari autori hanno delineato questa teoria, perciò non intendo   rivendicarne l’originalità, anche se nessuno, a mio parere, ha approfondito   la teoria che Sherlock Holmes ha agito da catalizzatore nell'evoluzione delle   moderne scienze investigative, di identificazione e forensi. Penso che a   questo punto sarebbe interessante rivedere ciò che gli altri hanno detto su questa teoria.

Altri autori
Il criminologo Ashton-Wolfe ha scritto in The Illustrated London News il   27 febbraio 1932:
“Oggigiorno molti dei metodi inventati da   Conan Doyle sono utilizzati nei laboratori scientifici. Sherlock Holmes si   dilettava a esaminare la cenere di tabacco. Era una nuova idea, e la polizia   ha capito subito l’importanza di tale conoscenza, e ogni laboratorio adesso   ha una serie di tavole che descrivono l’aspetto e la composizione delle   diverse tipologie di cenere… Oggi, molto tempo dopo il metodo descritto da   Holmes, si classificano anche il fango e il suolo  di varia provenienza, dei vari distretti   vengono classificati… Sostanze tossiche, grafie, macchie, polvere, impronte   di suole, solchi di ruote, forma e posizione delle ferite, la teoria dei   crittogrammi… Questi e molti altri ottimi metodi frutto dell’immaginazione   feconda di Conan Doyle, ora sono parte integrante dell’attrezzatura scientifica   di ogni investigatore.”

Henry Morton Robinson nel suo libro Science
Catches the Criminal (1935) afferma:
“Quando ne “Il mistero di Boscombe Valley” Sherlock Holmes estrae la lente   d'ingrandimento per esaminare un frammento di tabacco Latakia trovato su un   tappeto di Smirne, non solo diventa un affascinante protagonista della   letteratura poliziesca, ma anche l’esponente di un modo completamente nuovo   di vedere la vita.
Si potranno capire meglio l'enorme   successo e l’affetto sincero di cui è oggetto per quasi cinquant'anni l'eroe   di Conan Doyle se lo si identifica
con quella parvenza indefinibile che si chiama spirito del tempo,   ombra proteiforme che aleggia su un’epoca in cui si vuole dettagliare con dovizia di particolari ogni pensiero, azione, narrativa e arresto di   criminali. Infatti, Sherlock Holmes ha rappresentato in modo drammatico il nuovo e dirompente spirito di curiosità investigativa della seconda metà del   diciannovesimo secolo; mentre ci affascinava con le sue lenti e le sue   provette, altri ricercatori e analisti - tutti investigatori - rintracciavano   gli elementi costitutivi della materia e si addentravano nel mistero atomico   della vita stessa... Un nuovo cielo e una nuova terra si stavano schiudendo   davanti agli occhi degli uomini, un cielo e una terra che chiedevano di   essere spiegati nei termini del nuovo metodo scientifico.”
Sir Sydney Smith (Professore di   Medicina Forense, Università di Edimburgo ed ex Esperto Medico-Legale presso   il Ministero della Giustizia, Egitto) nella sua autobiografia Mostly   Murder (1959) commenta quanto segue:
“Qui sta il valore delle avventure di   Sherlock Holmes, oltre al divertimento che assicurano. Oggi l'indagine   criminale è una scienza e il poliziotto che annaspa osservando con   ammirazione il talentuoso dilettante è diventato un anacronismo. Non è sempre   stato così e il cambiamento deve molto all'influenza di Sherlock Holmes. Un   autore può dirsi soddisfatto se la sua narrativa rende omaggio alla realtà   della. Conan Doyle ha avuto l’occasione, forse unica,   di vedere la sua narrativa prendere vita reale. questa è piena di significato   e interesse – specialmente per coloro che sono coinvolti professionalmente   nell’identificazione del reato e del reo – ma è anche anticipazione dei   moderni metodi di indagine scientifica. Ad esempio, l’uso della lente di   ingrandimento e del microscopio, del metro a nastro, del calco in gesso per   le impronte, l’estrazione e l’esame di polveri e sostanze simili dagli   indumenti, e infine la differenziazione tra macchie di sangue e altre macchie.”
Nel libro Conan Doyle: A Biography   di Pierre Nordon (1967) troviamo il seguente riferimento:
“Il fatto che la pubblicazione dei   primi libri di Conan Doyle abbia coinciso con i progressi Della criminologia   scientifica ha sollevato l’interrogativo sulla natura e grado del nesso di   causalità reciproco. Nel suo primo romanzo Conan Doyle non si occupa   esclusivamente di investigazione, ma ne introduce la tematica insistendo sul   valore dell'osservazione e dei metodi scientifici. Quando il dottor Watson   incontra per la prima volta Holmes, lo trova nel mezzo di un esperimento   chimico. Successivamente dà prova della sua competenza riconoscendo
immediatamente l'origine di una macchia di fango.”
Luke S. May (criminologo, direttore   dei Laboratori Investigativi Scientifici, presidente dell'Istituto di   Criminologia Scientifica e presidente emerito della Northwest Association of   Sheriffs and Police) nel suo libro Crime’s Nemesis (1936) afferma   quanto segue:
“Tuttavia, molte delle imprese di Bertillon nell'indagine scientifica criminale superano quelle di Sherlock Holmes, il frutto dell'immaginazione di Conan Doyle. Senza per questo sminuire il lavoro di poliziotti lungimiranti di tutte le nazionalità, credo che gli scritti di Conan Doyle siano stati massimamente efficaci nello stimolare un interesse attivo nell'indagine scientifica e analitica sul crimine. Tutti hanno contribuito allo sviluppo di una tecnica di indagine fondamentalmente nuova.”

I contemporanei di Sherlock Holmes
La massima prova del valore e   dell'influenza esercitata dai racconti di Sherlock Holmes è rappresentata   dagli esponenti delle forze dell’ordine e delle scienze forensi suoi contemporanei. Esamineremo alcuni dei pionieri di spicco Nello sviluppo delle moderne tecniche scientifiche. Scopriremo che essi riconoscevano   volentieri a Sherlock Holmes il merito di divulgatore di metodi scientifici investigativi e di come precursore delle idee che poi essi stessi avrebbero promosso.
Bertillon è uno di questi. Alphonse   Bertillon (1883-1914), è un criminologo francese considerato da alcuni il   creatore della scienza forense. Ha dato impulso allo sviluppo di metodi   scientifici in tutti gli ambiti di indagine criminale e ha fondato e diretto   in origine il dipartimento della “identità giudiziaria” (Polizia scientifica)   di Parigi. È noto per aver ideato il primo sistema scientifico per   l'identificazione della persona attraverso una serie di misurazioni   antropologiche dettagliate (Antropometria). Ha anche sperimentato un sistema   di misurazione di foto segnaletiche mediante una foto frontale e una di   profilo del volto. Si dice che Bertillon, uno dei primi ammiratori di   Sherlock Holmes, abbia detto:
“Amo i romanzi gialli. Vorrei che i metodi di ragionamento di   Sherlock Holmes venissero utilizzati da tutti i membri delle forze   dell’ordine.”
Il dottor Edmond Locard (descritto di   seguito) afferma   la facoltà di   medicina di Lione su suggerimento e richiesta di Bertillon ha condotto una ricerca medico-forense sulle storie di Sherlock Holmes. (Anche ai giorni   nostri, le storie di Sherlock Holmes sono usate come esempi investigativi,   come evidenziato da un articolo del Journal of Criminal Law, Criminology and   Police Science del marzo 1964 intitolato “L’arte umana dell’osservazione e   della deduzione” di Hogan e Schwartz).
Anche Locard riconosceva che Sherlock   Holmes aveva avuto una notevole influenza sullo sviluppo di metodi   scientifici di indagine criminale. Edmond Locard (1877-1966) era un   criminologo francese di grande fama con una formazione sia giuridica che   medica. Nelle indagini, ha sempre cercato di applicare i diversi metodiche di   analisi scientifiche e di laboratorio esistenti. È stato direttore del   Laboratorio di Polizia Scientifica della Prefettura del Rodano, che divenne   un centro internazionale di studio e ricerca per studenti di tutto il mondo;   è stato fondatore e direttore dell'Istituto di Criminalistica e autore di   numerosi libri e articoli sul tema della scienza forense.
È noto per lo sviluppo della tecnica   di identificazione nota come Poroscopia. Ha anche svolto un lavoro   considerevole nell'area dell'analisi delle polveri e ha scritto articoli sui   risultati. Ha sviluppato metodi di laboratorio per facilitare l'esame dei   documenti dubbi i quali consistevano in metodi microchimici di analisi dell'inchiostro   e di analisi metrica della grafia. Irving Wallace, nel suo romanzo The   Sunday Gentleman, (1965) cita Locard:
“Sherlock Holmes è stato il primo a   rendersi conto dell'importanza della polvere. Ho semplicemente copiato i suoi   metodi. ".
Nel romanzo Uno studio in rosso pubblicato   nel 1887, Holmes fa riferimento a una monografia che aveva scritto sulle   ceneri dei sigari e le loro differenze. Il dottor Locard ha trasformato   questa finzione letteraria in realtà scrivendo successivamente un articolo   sull'identificazione dei tabacchi da uno studio sulle ceneri rinvenute sulla   scena di un crimine.
Nel 1922, a Parigi, Locard pubblicò un   articolo dal titolo “Policiers de Romains et Policiers de Laboratoire”, che   attribuisce una notevole importanza all'influenza di Sherlock Holmes sulla   moderna investigazione criminale scientifica. Locard sottolinea anche che gli   specialisti del settore hanno riscontrato un notevole interesse per i   racconti di Sherlock Holmes. Nel 1929 fu pubblicato un articolo sulla Revue Internationale de Criminalistique intitolato “Analisi delle tracce di   polvere”, in cui Locard afferma:
“Ritengo che per un esperto di   polizia, o un giudice istruttore, non sarebbe una perdita di tempo leggere i   romanzi di Doyle. Infatti, nelle avventure di Sherlock Holmes, al detective   viene ripetutamente chiesto di analizzare l'origine di un granello di fango,   che non è altro che polvere umida. Holmes riusciva a capire immediatamente da   quale quartiere di Londra proveniva il suo visitatore, o la strada che aveva percorso, grazie alla presenza di una macchia su una scarpa o un paio di   pantaloni. Ad esempio, una macchia di argilla e gesso proveniva da Horsham, un particolare fango rossastro si poteva rinvenire solo all'ingresso   dell'ufficio postale in Wigmore Street."
Nel seguito del testo, Locard   attribuisce l’origine dell'interesse del suo laboratorio per lo studio delle   polveri alle idee avanzate da Holmes.
Alcuni sostengono che ad Hans Gross, un austriaco, debba   essere attribuita l'applicazione di metodi scientifici ai campi dell'indagine   e dell'identificazione criminale. Altri dicono che Doyle abbia trovato spunto   per le idee usate nelle vicende di Sherlock Holmes dalla lettura di Gross. Hans Gross, giudice istruttore a Graz, Austria, è l’autore di uno dei primi manuali sulle indagini penali, Handbuch   fur Untersuchungsrichter. Il libro, che ha avuto molte ristampe e   modifiche ancora oggi esce con il titolo Criminal Investigation: A Practical Textbook. In esso,   Gross ha fortemente sostenuto l'applicazione di metodi scientifici. La cronologia storica tuttavia tenderebbe a dimostrare che, semmai, Gross ha   ricevuto le sue idee da Doyle e Holmes. Il libro di Gross è stato pubblicato   per la prima volta nel 1893 e il primo romanzo su Sherlock Holmes (Uno   studio in rosso) è uscito nel dicembre del 1887.  In effetti, quando uscì il libro di Gross,   Doyle si era già stancato del suo eroe e ne aveva organizzato la sua morte   letteraria nella gola delle cascate di Reichenbach. (L’ultima avventura,   dicembre 1893). La serie di storie è stata successivamente ripresa.   Ovviamente non c'è modo di sapere se Gross abbia mai letto le avventure di Sherlock Holmes, ma la storia ha stabilito che i metodi Holmes sono stati   pubblicati per primi.
Il merito è riconosciuto a Sherlock   Holmes anche dall'esperto di codici tedesco Sittig, un altro dei suoi   contemporanei. Ernst Sittig (1887-1955) era un linguista tedesco, esperto di   crittografia, nato a Berlino. Ha insegnato a Konigsberg nel 1926 e a Tubinga nel 1929. Era specializzato in linguistica indoeuropea comparata, in   particolare l'epigrafia etrusca, cipriota, germanistica e lituana.
Ha pubblicato le iscrizioni etrusche e   cipriote per l'Accademia delle scienze prussiana. È autore anche di numerose   opere importanti. Sittig attribuisce a Holmes il merito di una descrizione   della tecnica che lui ha successivamente utilizzato per decifrare le   iscrizioni cretesi. In relazione a quest’ultima affermazione di Sittig è   interessante notare i seguenti passaggi de L'avventura degli uomini   danzanti (dicembre 1903):
“Conosco abbastanza bene tutte le   forme di crittografia, e sono io stesso l'autore di una banale monografia   sull'argomento, in cui analizzo centosessanta monogrammi separati, ma   confesso che questo è del tutto nuovo per me.    Apparentemente, lo scopo di coloro che hanno inventato il sistema è   stato quello di nascondere che questi caratteri trasmettano un messaggio e   allo stesso tempo di dare l'idea che siano semplici schizzi casuali di   bambini ".
Holmes poi prosegue descrivendo in   dettaglio come è stato in grado di decifrare i caratteri in codice.

Prove letterarie
Una revisione delle storie e dei   romanzi di Sherlock Holmes rivelerà rapidamente l'ampio spettro di metodi e   interessi scientifici utilizzati dallo stesso nei suoi numerosi casi. Quasi   tutte le scienze forensi come le conosciamo oggi vengono toccate in un modo o   nell'altro. Sebbene l'applicazione di quest’ultime oggi sia una procedura standard,   ai tempi di Holmes non lo era. Nel primo romanzo di Sherlock Holmes (Uno studio in rosso, 1887) il dottor Watson incontra per la prima volta   Holmes in un laboratorio chimico proprio mentre fa un'importante scoperta:
“L'ho trovato! L'ho trovato!”, ha   gridato al mio compagno, correndo verso di noi con una provetta in mano, “ho   trovato un reagente che è precipitato dall'emoglobina e da nient'altro.” (…)   “Ebbene, amico, è la scoperta medico-legale più importante degli ultimi anni.   Non capite che ci fornisce un test infallibile per le macchie di sangue?”   (...) “Il vecchio test al guaiaco era poco pratico e incerto. Lo stesso vale   per l'esame microscopico dei corpuscoli ematici. Quest'ultimo non ha valore   se le macchie sono vecchie di qualche ora. Ora, questo sembra funzionare indipendentemente se il sangue è vecchio o nuovo. Se questo test fosse stato   inventato prima, centinaia di uomini che sono ancora liberi, avrebbero già da   molto tempo scontato la pena per i loro crimini.” (…) “I procedimenti penali   dipendono continuamente da questo punto. Un uomo è sospettato di un crimine   anche mesi dopo che è stato commesso. Si fa l’esame della sua biancheria o   degli indumenti e su di essi si notano macchie rossastre. Sono macchie di   sangue, macchie di ruggine o macchie di frutta o cosa sono? Questa è una   domanda che ha lasciato perplessi molti periti, e perché? Perché non c'erano   test affidabili. Ora abbiamo il test di Sherlock Holmes e non ci saranno più
difficoltà.”
L'importanza di un esame del sangue   accurato, sensibile e affidabile non è stata sopravvalutata da Holmes.   Nell'epoca in cui fu pubblicato questo romanzo (1887) si stava già   sperimentando sul sangue o in campo sierologico. Verso la fine del XIX secolo   è stata scoperta una tecnica infallibile per l'identificazione delle macchie   di sangue: la spettroscopia. È stato riscontrato che l'emoglobina ha uno spettro   di assorbimento caratteristico. L’analisi spettroscopica è risultata essere   anche un mezzo efficace di identificazione per piccolissime quantità di   sangue. Nel 1901 Paul Uhlenhuth, un professore tedesco, ha sviluppato un   metodo per differenziare il sangue animale da quello umano. In seguito si sono rapidamente sviluppate altre metodiche per la determinazione dei gruppi   sanguigni e altre scoperte sierologiche. In tutte le serie di racconti ci sono numerosi riferimenti riguardanti l'interesse di Holmes per l'analisi   chimica e la sua applicazione alle indagini in materia penale. Un tipico esempio può essere trovato nel Trattato navale (ottobre 1893):
“Holmes era seduto al suo tavolino con   indosso la vestaglia e lavorava duramente a un'indagine chimica. Un grande   lambicco ricurvo stava bollendo furiosamente nella fiamma bluastra di un   becco di Bunsen e le gocce distillate si stavano condensando in due litri. Il   mio amico a malapena alzò lo sguardo quando entrai, e io, vedendo che la sua   indagine doveva essere importante, mi sedetti su una poltrona e attesi. Immerse la sua pipetta di vetro in questa o quella bottiglia, estraendone   alcune gocce con la stessa e alla fine portò sul tavolo una provetta contenente una soluzione. Nella mano destra teneva un foglietto di cartina di   tornasole. Sei arrivato in una crisi, Watson, ha detto. Se questa carta rimane blu, va tutto bene. Se diventa rosso, significa la vita di un uomo.   Immerse la provetta e questa divenne subito un rosso sangue opaco e sporco. Hum! Lo sapevo! esclamò.”
L'interesse di Holmes per le ceneri di   tabacco e la loro importanza nelle indagini è già stato brevemente descritto.   Il primo riferimento alle ceneri di tabacco può essere trovato in Uno   studio in rosso (1887):
“Ho raccolto alcune ceneri sparse dal   pavimento. Erano friabili e di colore scuro e una cenere come quella è   prodotta solo da un Trichinopoli. Ho eseguito uno studio speciale sulle ceneri   dei sigari - infatti, ho scritto una monografia sull'argomento. Mi lusingo di   poter distinguere a colpo d'occhio la cenere di qualsiasi marca conosciuta di   sigari o di tabacco.”
Ulteriori commenti possono essere   trovati in Il segno dei quattro (febbraio 1890):
“Oh, non lo sapevi?” esclamò ridendo.   “Sì, confesso, ho scritto diverse monografie. Sono tutte su argomenti   tecnici. Eccone una, ad esempio, sulla distinzione tra le ceneri dei vari   tabacchi. In essa elenco centoquaranta forme di sigaro, sigaretta e tabacco   da pipa, con tavole colorate che illustrano la differenza nella cenere. È un   punto che emerge continuamente nei processi penali e che a volte è di suprema   importanza come indizio. Se si può dire con certezza, ad esempio, che un   omicidio è stato commesso da un uomo che stava fumando del Lankah indiano, ovviamente si restringe il campo di ricerca. Per un occhio esperto c'è tanta   differenza tra la cenere di colore scuro di un Trichinopoli e il pulviscolo   bianco di un Birdseye quanta c'è tra un cavolo e una patata.”
Altri commenti e illustrazioni simili   si possono trovare in Il mistero di Boscombe valley (ottobre 1891):
“Era rimasto dietro quell'albero   durante l'intervista tra il padre e il figlio. Aveva persino fumato lì. Ho   trovato la cenere di un sigaro, e la mia speciale conoscenza delle ceneri di   tabacco mi permette di identificare come un sigaro indiano. Come sapete, ho   dedicato una certa attenzione a questo... Trovata la cenere, mi sono guardato   intorno e ho scoperto il ceppo tra il muschio dove l'aveva gettato. Era un   sigaro indiano, della varietà che viene fabbricata a Rotterdam.” “E il bocchino?”   “Ho notato che il mozzicone non poteva essere stato nella sua bocca. Quindi   ha usato un supporto. La punta era stata tagliata, non morsa, ma il taglio   non era netto, quindi ho dedotto che fosse un coltellino tascabile.”
Un ultimo esempio dell'uso di Holmes   delle ceneri di tabacco è quello trovato ne Il paziente interno (agosto   1893):
“Ecco quattro mozziconi di sigari che   ho preso dal caminetto.” “Hum!” disse Holmes, “hai il suo bocchino?” “No, non   ne ho visti.” “Il suo portasigari, allora?” “Sì, era nella tasca della   giacca.” Holmes l'aprì e annusò l'unico sigaro che conteneva. “Oh, questo è   un Havana, e questi altri sono sigari di un tipo peculiare importati dagli   olandesi dalle loro colonie dell'India orientale. Di solito sono avvolti   nella paglia, sai, e sono più sottili, nonostante la loro lunghezza, rispetto   a qualsiasi altra marca.” Prese le quattro estremità e le esaminò con la sua   lente d’ingrandimento tascabile. “Due di questi sono stati fumati da un   bocchino e due senza”, ha detto. “Due sono stati tagliati da un coltello non molto affilato e due hanno le estremità morsicate da denti eccellenti. Questo   non è un suicidio, signor Laurier. È un omicidio spietato e pianificato   accuratamente.”
In precedenza è stata menzionato l'interesse di Holmes per il valore degli indizi costituiti da particelle di   polvere e sporcizia. Un esempio si trova in I cinque semi d’arancio (novembre 1891):
“Provieni da sud-ovest, vedo.” “Sì, da   Horsham.” “Quella miscela di argilla e gesso che vedo sui tuoi puntali è piuttosto   inconfondibile.”
Altri esempi si trovano nei vari   racconti e tali riferimenti possono essere trovati in Uno studio in rosso e   Il segno dei quattro.
Anche la scienza che si occupa del   rilevamento delle impronte digitali viene affrontata nelle storie di Sherlock   Holmes. Un caso tratta brevemente delle impronte digitali come mezzo di   identificazione con un tentativo di falsificazione dell'impronta del pollice.   L’avventura del costruttore di Norwood, pubblicato nell'ottobre 1903,   contiene il seguente resoconto:
“Quando si è avvicinato con il   fiammifero, ho visto che non era solo una macchia. Era l'impronta ben marcata   di un pollice.” “Guardatelo con la lente d'ingrandimento, signor Holmes.”   “Sì, lo sto facendo.” “Sai che non esistono due impronte di pollice uguali?”   “Ho sentito qualcosa del genere.” “Dunque può confrontare quell’impronta con   questa di cera del pollice destro del giovane McFarlane presa sotto miei   ordini questa mattina?” Mentre teneva l'impronta di cera vicino alla macchia   di sangue, non ci volle una lente d'ingrandimento per vedere che le due provenivano senza dubbio dallo stesso pollice. Per me è stato subito evidente   come il nostro sfortunato cliente fosse ormai condannato... Molto semplicemente quando sono stati messi i sigilli su quei pacchetti, Jones   Oldacre aveva convinto McFarlane a fissarne uno mettendo il pollice sulla   cera ammorbidita. Era stato fatto così rapidamente   e in modo così naturale che oserei dire   che il giovane stesso non se ne ricordava. Molto probabilmente è successo   proprio così, e Oldacre non aveva idea dell'uso che ne avrebbe fatto.  Rimuginando sul caso in quella sua tana,   improvvisamente si rese conto che usando quell’impronta, poteva fornire delle   prove schiaccianti contro McFarIane. Non poteva esserci cosa più semplice di   prendere un'impronta di cera dal sigillo, inumidirla con tutto il sangue che   poteva ottenere da una puntura di spillo e metterla sul muro durante la   notte, sia con le sue stesse mani o con quelle della sua domestica. Se si   analizzano i documenti che si era portato appresso nel suo rifugio, scommetto   che si trova il sigillo con l’impronta del pollice su di esso.”
Ovviamente molto era già stato fatto   nel campo delle impronte digitali prima dell'avventura sopradescritta di   Sherlock Holmes, che appariva in stampa nell'ottobre 1903. Un esempio è il   lavoro compiuto da Herschel, Faulds, Purkinje, Galton, Vucetich e Henry.   Tuttavia le loro attività si sono svolte in gran parte nell'ambito   dell'anatomia, della registrazione e della classificazione delle impronte   digitali. I risultati sono stati principalmente ottenuti nel campo   dell'identificazione personale in situ. Con le impronte latenti o l’analisi   della scena del crimine al fine dell’identificazione del criminale si era   fatto poco. [Solo Faulds lo aveva suggerito nelle sue prime opere.]   Sembrerebbe che il primo caso documentato in cui la condanna derivi dalle   impronte digitali trovate sulla scena del crimine sia stato un caso in   Argentina nel 1892, nel quale una donna è stata condannata per aver ucciso i   suoi due figli sulla base del ritrovamento di molte delle sue impronte   insanguinate sullo stipite di una porta della stanza dei bambini. Il caso   successivo si è verificato in India nel 1897, dove è stata ottenuta una   condanna per furto basata su “due macchie marroni” ottenute sulla scena. Il   terzo caso segnalato si verificò a Parigi nel 1902. Si trattava di un caso di   omicidio in cui furono scoperte diverse impronte latenti su una sezione di   vetro dalla porta di un armadio. Bertillon (un vecchio ammiratore di Sherlock Holmes) è stato accreditato con l'identificazione di una persona che ha   portato alla sua condanna nel 1903, lo stesso anno in cui è apparso il racconto di Holmes. Si presume che questo sia il primo caso in cui un   criminale è stato identificato esclusivamente sulla base dalle impronte digitali annotate quando non era ancora sospettato e la sua identità era   ancora sconosciuta. Il primo caso negli Stati Uniti è accaduto a New York nel   1906. L'idea che le impronte digitali rinvenute sulla scena del crimine   potessero essere utilizzate come prove non era del tutto nuova ma era   comunque quasi sconosciuta quando venne pubblicato il racconto di Sherlock   Holmes. Sono certo che questo racconto abbia contribuito a spostare   l'attenzione su un ambito molto importante delle indagini e   dell'identificazione criminaleNei racconti di Sherlock Holmes si può   trovare del materiale di interesse rilevante sui documenti dubbi. Molti   racconti sarebbero una piacevolissima lettura per i nostri periti calligrafi.   Un esempio interessante si trova in Un caso di identità (settembre   1891):
“È curioso” osservò Holmes, “che una   macchina da scrivere abbia la stessa personalità della grafia umana. Se non   sono del tutto nuove, nessuna scrive nello stesso modo. Alcuni tasti si   consumano di più e alcuni si consumano solo su un lato... In questi giorni   pensavo di scrivere un'altra monografia sulla macchina da scrivere e sul suo   rapporto con il crimine. È un argomento a cui ho dedicato un po' di   attenzione.”
Per quanto riguarda l'identificazione   dattilografica, sembra che Holmes sia stato il primo a riconoscere questo   potenziale. Nel numero di marzo 1967 del Journal   of Criminal Law, Criminology and Police Science, c'è un interessante   articolo di David A. Crown intitolato “Punti di riferimento nell’identificazione   dattilografica.” Quanto segue è citato da questo articolo:
“Il primo riferimento noto   sull’identificazione potenziale della dattilografia, abbastanza curiosamente,   appare in “Un caso di identità”, un racconto con Sherlock Holmes di   Sir Arthur Conan Doyle… È documentato che Doyle ha scritto nel suo diario di   aver terminato “Un caso di identità” il 10 aprile del 1891. Non si conosce la   fonte dei dati di Doyle, ma è da notare che il suo metodo di identificazione   dattilografica è corretto e la sua terminologia è precisa. Il primo commento   scritto da un perito calligrafo sull'identificazione della dattilografia fu   di Hagan nel 1894 ".
Nel racconto Il Mastino di   Baskerville (agosto 1901) vengono forniti numerosi suggerimenti riguardo   alle perizie calligrafiche. Holmes è stato coinvolto nell'esame di uno   scritto minatorio composto da parole ritagliate da un giornale e incollate su   un foglio di carta per comporre il messaggio. Il messaggio diceva:
“Dato che tieni alla tua vita o alla   tua ragione, stai lontano dalla brughiera.”
Holmes era riuscito a riconoscere che   le parole erano state ritagliate dal Times grazie alle differenze   tipografiche di ogni macchina da scrivere. Poi verrà accertato che le parole   erano state ritagliate con una forbice a lama molto corta, “dal momento che   il ‘ritagliatore’ ha eseguito due ritagli per le parole ‘stai lontano’.” Le   parole erano state attaccate con “colla anziché pasta adesiva”. Holmes ha inoltre   concluso che il messaggio è stato composto da un uomo colto perché il Times   “si trova raramente nelle mani di chi non ha un’ottima istruzione”. Poiché le parole non erano incollate seguendo una riga precisa, ha concluso che   l’autore del messaggio era trascurato o agitato e di fretta. Ha poi esaminato   la carta protocollo su cui erano state incollate le parole per capire se ci   fosse o no una traccia di acqua. Nelle Avventure del costruttore di   Norwood (ottobre 1903) Holmes viene chiamato per analizzare un   testamento:
“Holmes aveva in mano le pagine che formavano   la bozza del testamento e le stava esaminando con grande interesse. “Ci sono   alcuni punti da rivedere su questo documento, non pensi Lestrade?” disse lui   passandoglieli. Il funzionario li guardò con un'espressione perplessa.   “Riesco a leggere le prime righe, e queste a metà della seconda pagina, e una   o due alla fine. Sono chiare come se fossero stampate”, ha detto, “ma la   scrittura in mezzo è pessima, e ci sono tre punti in cui non riesco a leggerla   affatto”. “Cosa ne pensi” disse Holmes. “Ebbene, cosa ne pensi?” “Che è stato   scritto in treno. La scrittura chiara rappresenta le stazioni, quella più   brutta il movimento e quella pessima rappresenta il momento in cui passa   sopra i deviatoi. Un perito direbbe senza indugiare che questo è stata   scritto su una linea suburbana, poiché in nessun luogo, salvo nelle immediate   vicinanze di una grande città, potrebbe esserci una così rapida successione   di deviatoi. Ammesso che tutto il suo viaggio fosse occupato dalla stesura   del testamento, il treno era un espresso, che si è fermato solo una volta tra   Norwood e London Bridge.
Holmes non trascura l'importanza della   conservazione delle prove mediante le tecniche di colatura. In Il segno   dei quattro (febbraio 1890) troviamo quanto segue:
“Sei un genio straordinario per quanto   riguarda le minuzie”, osservai. “Apprezzo la loro importanza. Ecco la mia   monografia sul tracciamento delle orme, con alcune considerazioni sull'uso   del gesso a presa rapida per conservare i calchi.”
Nello stesso racconto si trovano i seguenti   commenti sull'identità dei corpi:
“Anche qui c'è da notare l'influenza   che ha un mestiere sulla forma della mano, con litotipi delle mani di   salatori, marinai, tagliatori di sughero, compositori, tessitori e lucidatori   di diamanti. Questa è una questione di grande interesse pratico per il   detective scientifico, specialmente nei casi di corpi non identificati o per   scoprire i precedenti di un criminale.”
L'esperto di armi da fuoco troverà anche   l'uso di armi da fuoco in molti dei racconti di Sherlock Holmes.   Particolarmente interessante è l'Avventura della casa vuota (settembre   1903). La trama ha a che fare con un nuovo potente fucile ad aria compressa.   Sebbene la scienza dell'identificazione delle armi da fuoco ovvero balistica   forense come la conosciamo oggi riceva poca attenzione, l'importanza delle   macchie di polvere e dei segni sugli indumenti della vittima è chiaramente   evidenziata. Nel racconto L’enigma di Reigate (giugno 1893) troviamo   il seguente resoconto:
“Le ferite sul morto derivano, come ho   potuto determinare con assoluta sicurezza, da colpi sparati da un revolver ad   una distanza di circa quattro metri. Non c'era polvere da sparo sui vestiti.   Evidentemente, quindi, Alec Cunningham aveva mentito quando ha detto che i   due uomini stavano lottando quando è stato sparato il colpo.”
Sempre in L'avventura degli uomini   danzanti (dicembre 1903) troviamo menzione dell'importanza dei segni o   delle macchie di polvere:
“Non c'erano segni di polvere da sparo   né sulla sua vestaglia né sulle sue mani. Secondo il medico condotto, la   signora aveva delle macchie sul viso, ma nessuna sulla mano. L'assenza di   quest'ultime non significa nulla, anche se la loro presenza può significare   tutto”, ha detto Holmes.”
Va notato che, a quanto pare, la prima   letteratura tecnica prodotta in materia di tracciatura della polvere risale   all'anno 1898, circa cinque anni dopo che il primo racconto di Sherlock   Holmes ne cita l'importanza. Questo tipo di letteratura è stata pubblicata in   Francia ed era intitolata “La Détermination de La Distance à Laguelle un   Coup de feu a été tiré” di Corin. (Determinazione della distanza alla   quale un colpo è stato sparato da un'arma da fuoco).
Che si accetti o no la legittimazione   che propongo di Sherlock Holmes come il padre della moderna rilevazione   scientifica dei crimini, permettetemi di raccomandare  per puro vostro relax e diletto quanto   segue: nella prima serata di brutto tempo, quando il vento ulula intorno alla   casa e piove o nevica, accendete il fuoco nel caminetto, mettete un po' di   musica classica nello stereo con accanto un calice di vino secco, prendete un   volume di Sherlock Holmes e rilassatevi nella vostra poltrona.
“Era una mattina gelida, verso la fine dell'inverno del '97, quando fui risvegliato con dei colpetti alla spalla. Era Holmes. La candela che teneva in mano ne illuminava il volto impaziente e reclinato, quando mi disse che qualcosa non andava. “Vieni, Watson, vieni!” esclamò. “il gioco è iniziato” ...



CAPITOLO 2: L’EVOLUZIONE DEL CRIMINAL PROFILING NELL’EPOCA MODERNA


2.1 Il Criminal Profiling di Howard D. Teten e Patrick J. Mullany
Il Criminal Profiling, come lo conosciamo oggi, inizia a svilupparsi negli anni settanta del Novecento negli Stati Uniti, in particolare con il lavoro svolto da Howard D. Teten e Patrick J. Mullany.
Teten, considerato il “padre del Criminal Profiling”[i], iniziò a lavorare per l’FBI nel 1962 e nel 1969 fu trasferito alla sede dell’FBI di Washington DC, dove iniziò a formare i nuovi agenti. Il titolo del suo corso era “Criminologia applicata”, ed era basato su un concetto che Teten aveva sviluppato mentre lavorava come responsabile delle prove per la polizia, ovvero che esistono delle relazioni ricorrenti tra le tracce trovate sulla scena del crimine e gli autori di tali crimini. L’idea del corso è stata concepita intorno al 1961-1962 e, prima di metterla in pratica, Teten ha esaminato alcuni omicidi insoliti affrontati da diversi dipartimenti della polizia e dalla California Identification Officers Association, in modo tale da ottenerne una raccolta dei dati per l’analisi e il confronto. Il suo metodo consisteva nel preparare una descrizione provvisoria dell’autore del reato dopo aver ricevuto tutte le informazioni ed esaminato i dati del caso, e poi confrontarla con l’imputato. Inoltre, per valutare l’eventuale presenza di disturbi psicologici del criminale, egli era solito consultare diversi psichiatri. Durante il suo corso all’Accademia dell’FBI offriva suggerimenti su casi irrisolti a lui presentati da alcuni agenti di polizia e, in alcuni di questi, ciò è risultato utile nell’identificazione e per arresto di diversi criminali. Con il tempo, la linea d’insegnamento di Teten, si è specializzata sempre di più, fino a dare origine a una serie di corsi complementari che, alla fine, sono diventati parte integrante del programma di formazione dell’FBI noto come “Unità di supporto investigativo”.
Il lavoro di Teten venne poi coadiuvato da Patrick Mullany, specializzato in psicologia, e insieme idearono il programma di Criminal Profiling, un corso di 40 ore per agenti delle forze dell’ordine in cui l’analisi comportamentale veniva presentata come un vero e proprio strumento investigativo. Teten presentava i fatti del caso, mentre Mullany collegava la personalità dei criminali a certi aspetti della scena del crimine.

2.2 La nascita della Behavioral Science Unit e la sua influenza
Nel 1972 Teten e Mullany formarono la Behavioral Science Unit (BSU, Unità di scienze comportamentali) dell’FBI per rispondere al numero sempre più crescente di aggressioni sessuali e di omicidi.
Le loro tecniche di profiling cominciarono a diventare sempre più accettate all’interno dell’FBI, fino a ottenere piena approvazione quando riuscirono a risolvere un caso di rapimento svoltosi nel 1973.
Nel 1974, si aggiunse a loro Robert K. Ressler, ufficiale dell'Esercito e comandante del CID (Criminal Investigative Division), e 3 anni dopo, nel 1977 anche John E. Douglas, veterano della United States Air Force, con diverse lauree in psicologia, sociologia e un dottorato di ricerca nel confronto tra le tecniche per insegnare agli agenti di polizia sulla classificazione degli omicidi.
Tuttavia, Teten voleva aggiungere una componente di ricerca alla BSU e aveva bisogno di un database più ampio che raccogliesse le informazioni sul comportamento criminale, in modo da migliorare le capacità di profilazione dell'unità investigativa. Ressler e Douglas iniziarono quindi a completare questo database intervistando stupratori seriali e assassini detenuti negli Stati Uniti, riuscendo a raccogliere 57 pagine di dati derivanti da 36 criminali intervistati. In questi ultimi sono state notate somiglianze e differenze nelle loro risposte, che comprendevano le informazioni sulle motivazioni, la pianificazione dei reati e lo smaltimento delle prove. Di particolare interesse per i due agenti erano i criminali sessuali seriali (detti più comunemente: serial sex offenders), i cui ripetuti crimini fornivano una grande quantità di informazioni sulla scena del crimine e sulle vittime. Collaborando con Ann Burgess della University of Pennsylvania School of Nursing, Ressler e Douglas hanno iniziato in seguito a dirigere personalmente le interviste nel tentativo di creare una tassonomia di questi criminali sessuali. Lo studio, denominato Criminal Personality Research Program (CPRP)[ii] e finanziato dal National Institute of Justice, è culminato nella pubblicazione di un manuale sulle caratteristiche degli assassini sessuali, con il titolo Sexual Homicide: Patterns and Motives[iii].
Douglas, Ressler e Burgess hanno in seguito collaborato nella stesura del Crime Classification Manual [iv], con l’intento di fornire una tassonomia empiricamente derivata per organizzare e classificare i reati gravi in base alle caratteristiche comportamentali, grazie all’utilizzo dei dati del CPRP e di altri studi dell'FBI su assassini sessuali, stupratori, molestatori, rapitori di bambini e piromani. Secondo Douglas e Olshaker[v], la letteratura accademica corrente era carente su questi argomenti: da qui la necessità del manuale, il quale forniva un sistema per spiegare i reati in modo efficace come neanche un approccio strettamente psicologico come il DSM era mai stato in grado di fare.
Douglas divenne infine capo del BSU (in seguito ribattezzata Investigative Support Unit/ Unità di supporto investigativo) e continuò con l’attività di profiling, mentre Ressler divenne un innovatore negli ambiti di ricerca e formazione dell'unità. Già nel 1981, Ressler suggerì di istituire il National Center for the Analysis of Violent Crime (NCAVC), un centro di ricerca e formazione che avrebbe compreso il CPRP, la formazione di stagisti di polizia e programmi che applicavano i risultati dei progetti di ricerca alle mansioni delle forze dell’ordine come l’interrogatorio e le richieste di mandato. Venne poi deciso che l’NCAVC doveva essere situato presso l’Accademia dell’FBI a Quantico e gestito dagli agenti della BSU, e il 21 giugno 1984, venne istituito formalmente. Non solo, nel 1985 Ressler ha anche contribuito a istituire il Violent Criminal Apprehension Program (VICAP) all’interno del NCAVC, un sistema informatico a livello nazionale progettato per consentire alle forze dell'ordine di una determinata area di incrociare i dati dei loro casi irrisolti con i dati di altri casi irrisolti in altre aree.

2.3 Il Criminal Personality Research Program nello specifico
L’uso dell’analisi psicologica del criminale è il prodotto del Criminal Personality Research Program, avviato dall’FBI nel 1978 con l’intento di formulare dei profili criminali attraverso il supporto di interviste investigative con i detenuti. Questo programma era stato progettato per identificare le caratteristiche, le motivazioni, gli atteggiamenti e i comportamenti degli autori di reato coinvolti in specifici crimini. La squadra di ricerca era composta da due membri del BSU, Robert K. Ressler e John E. Douglas, e da due esperti riconosciuti a livello internazionale nel campo delle aggressioni sessuali, il dottor A. Nicholas Groth e la dottoressa Ann Wolbert Burgess. Nello specifico, il dott. Groth era direttore del Sex Offender Program per il Dipartimento di correzione del Connecticut e psicologo clinico, il quale ha lavorato a lungo con autori di reati sessuali condannati, mentre la dott.ssa Burgess era professoressa e direttrice della ricerca infermieristica presso la Boston University School of Nursing e specialista clinica in assistenza psichiatrica di salute mentale, anch’essa a stretto contatto con le vittime di violenza sessuale.
La psicologia del comportamento criminale, e dunque i suoi modelli, le sue dinamiche e le sue caratteristiche, comprendeva ai tempi un'area di ricerca affrontata in maniera inadeguata. Solitamente, dopo l’incarcerazione l'autore di reato diventava inaccessibile a chi ne volesse studiare il comportamento. La ricerca che si occupa del comportamento criminale era circoscritta al rapporto inerente al singolo caso, e di conseguenza non si riusciva a fare una distinzione tra le informazioni rilevanti e quelle irrilevanti. Pertanto, si è ritenuto che uno studio sistematico di detenuti, i cui appelli erano esauriti, combinato con una revisione di tutti i documenti e la casistica rilevanti, le osservazioni dirette e le interviste cliniche-investigative in prima persona con il soggetto, poteva fornire importanti intuizioni sulla natura psicologica del comportamento criminale.
Per realizzare questo studio sono stati presi in considerazione i casi in cui l'FBI aveva avuto la giurisdizione primaria o quelli in cui aveva assistito le agenzie locali, e le direttive sono state formulate in collaborazione con la Legal Instruction Unit (Unità di istruzione legale) dell'Accademia dell'FBI. Sono stati quindi selezionati e interpellati otto detenuti che stavano scontando delle pene per gravi capi d’imputazione in diversi penitenziari statali e federali.
In seguito ai risultati ottenuti, è stato sviluppato un piano per uno studio sistematico, esteso e continuo di detenuti in modo da migliorare la comprensione e le dinamiche del comportamento criminale. Inizialmente lo studio si concentrò sull'omicidio a sfondo sessuale.
La Behavioral Science Unit, si è occupata dello sviluppo dei profili psicologici di indagati per casi di violenza e/o omicidio a sfondo sessuale riportati dai dipartimenti di polizia locali. Dalle prove e dalle informazioni disponibili, i membri dell'unità hanno sviluppato un identikit psicologico dell’indagato usando un metodo che si basava sul brainstorming e sull'intuizione. Tuttavia, non era ancora stata sviluppata una banca dati formale con cui confrontare sistematicamente i nuovi casi, dunque ciò che è stato elaborato derivava solamente da anni di esperienza investigativa accumulata sul campo e di familiarità con un gran numero di casi.
Data l'opportunità di intervistare criminali identificati e rendendosi conto della necessità di sviluppare un protocollo per assicurare il recupero sistematico dei dati rilevanti, la Training Division ha quindi chiesto la collaborazione del Dott. A. Nicholas Groth e della Dott.ssa Ann W. Burgess, esperti nel campo della violenza sessuale, i quali hanno condotto vari corsi sui temi di stupro e molestie su minori rivolti ad agenti delle forze dell'ordine presso l'Accademia dell'FBI. Questa affiliazione professionale ha fatto sì che lo studio dell’omicida sessuale venisse affrontato in maniera multidisciplinare, coinvolgendo sia le forze dell'ordine sia le scienze comportamentali.
Questo team ha poi sviluppato un protocollo per catalogare i dati da utilizzare nelle indagini e nella valutazione dei trasgressori, in modo da fornire linee guida per le interviste e un sistema di registrazione e codifica dei dati rilevanti per consentirne l'analisi e il recupero via computer. Il protocollo era diviso in cinque sezioni: (1) caratteristiche fisiche dell'autore del reato, (2) storia dello sviluppo personale di questo, (3) dati sul reato, (4) dati sulla vittima e (5) dati sulla scena del crimine. Non solo, comprendeva anche la descrizione fisica dell'autore del reato, la storia medica/psichiatrica, la vita familiare, la prima educazione, l'istruzione, il servizio militare, la storia professionale, lo sviluppo sessuale, la storia coniugale, gli interessi ricreativi, la storia criminale, le caratteristiche del reato, il modus operandi, la modalità di selezione delle vittime e la descrizione della scena del crimine. Una volta realizzato questo protocollo di valutazione, sono emerse fondamentalmente tre categorie di autori di reati a sfondo sessuale: omicida a sfondo sessuale (primo gruppo); stupratori e molestatori di bambini (secondo gruppo); autori di reati sessuali, confinati in istituti psichiatrici (terzo gruppo). Durante il primo anno dello studio (1979), sono stati intervistati 26 uomini appartenenti al primo gruppo, 125 del secondo e circa un centinaio del terzo.
Per verificare l’affidabilità e la validità dei dati ottenuti, sono stati confrontati con i dati del profilo già noto del singolo criminale. Sebbene siano state osservate differenze individuali tra coloro che commettono reati simili, esistono alcune caratteristiche che questi hanno in comune: somiglianze e differenze concorrono nel classificare i criminali in varie categorie e poi a differenziarli ulteriormente all’interno di queste.
L’intento del protocollo era quello di contribuire allo studio dell’omicidio a sfondo sessuale, istituendo una banca dati nazionale dalla quale fosse possibile recuperare informazioni affidabili. A partire dai dati e le conoscenze derivati da questa ricerca, sono stati sviluppati possibili profili di criminali in modo da aiutare le forze dell’ordine locali nell’identificazione e nell’arresto di criminali reali e prevenire reati. Infine, sono state affinate le tecniche di interrogatorio e degli informatori che avevano a che fare con la criminalità e lo spionaggio.

2.4 Il Criminal Profiling moderno
Dagli anni ’70, i profiler della Behavioral Science Unit dell’FBI (ora parte del National Center for the Analysis of Violent Crime) hanno assistito le agenzie locali, statali e federali nelle indagini, fornendo profili di personalità criminali.
Attualmente, i profiler non solo cercano di descrivere il tipico “assassino”, ma analizzano le informazioni raccolte dalla scena del crimine, in quanto possono potenzialmente rivelare che tipo di persona ha commesso il crimine. Il Criminal Profiling è stato descritto come una raccolta di indizi [vi] finalizzata a fornire informazioni specifiche su un certo tipo di indagato, particolarmente utile quando il criminale dimostra qualche forma di psicopatologia [vii], e come uno schema biografico di modelli comportamentali[viii]. James A. Brussel, in una discussione riguardante Sherlock Holmes, spiega che uno psichiatra di solito studia una persona e poi fa alcune previsioni ragionate su come la stessa potrebbe reagire a una situazione specifica e comportarsi nel futuro. Mentre nel profiling, sempre secondo Brussel, questo processo è invertito, ovvero studiando le azioni di un individuo, si deduce che tipo di persona potrebbe essere[ix]. Robert K. Ressler, ex direttore del Violent Criminal Apprehension Program dell’FBI, si riferisce al profiling come “l’autopsia psicologica di un omicidio”[x].
Il processo di generazione del profilo criminale, come utilizzato dai profiler dell’FBI, è definito come una tecnica per identificare le principali caratteristiche della personalità e del comportamento di un individuo che si basa sull’analisi dei crimini che questo ha commesso. Tale processo assomiglia a quello utilizzato dai medici per fare una diagnosi e un piano di trattamento: i dati vengono raccolti e valutati; la situazione viene ricostruita; vengono formulate ipotesi; viene sviluppato e testato un profilo e infine i risultati vengono riportati. L'abilità del profiler sta nel riconoscere le dinamiche della scena del crimine, che collegano vari tipi di personalità che commettono crimini simili e fare ipotetiche formulazioni basate sulla loro precedente esperienza. Una premessa di base del Criminal Profiling, è che gli schemi di pensiero di una persona dirigono il suo comportamento. Pertanto, quando il profiler analizza una scena del crimine e rileva alcuni fattori critici, egli può essere in grado di determinare il movente e il tipo di persona che ha commesso il crimine, risalendo alla personalità del probabile colpevole, a partire dalle sue azioni criminose.
Tradizionalmente, il Criminal Profiling era utilizzato principalmente dagli specialisti della salute mentale, i quali cercavano di spiegare la personalità e le azioni di un criminale attraverso concetti psichiatrici, e dagli agenti delle forze dell’ordine, il cui compito era determinare i modelli comportamentali di un sospetto attraverso concetti investigativi. Difatti, i casi in cui il Criminal Profiling è risultato maggiormente utile, sono gli omicidi seriali a sfondo sessuale, che possono essere tendenzialmente i più difficili da risolvere a causa della loro natura apparentemente casuale. Successivamente, il suo utilizzo viene esteso a diversi settori, per esempio nella presa di ostaggi; nell’identificazione di autori di minacce anonime scritte od orali, in quanto solitamente fornisce un aiuto nel restringere il campo d’indagine.
Tuttavia, il profiling non fornisce l’identità specifica del criminale, bensì indica il tipo di persona che ha più probabilità di aver commesso un crimine in base a determinate caratteristiche comportamentali e di personalità. La logica alla base di questa tecnica investigativa è che il comportamento riflette la personalità, ed esaminando il comportamento criminoso, l’investigatore può essere in grado di determinare quale tipo di persona è responsabile del reato.

2.5 Il processo di generazione di profili criminali
In che cosa consiste esattamente il processo di generazione di profili criminali?
Si tratta di una serie composta da cinque fasi sovrapposte che conducono alla sesta fase, ovvero all’arresto del criminale. Queste fasi sono: (1) profilazione degli input; (2) modelli di processo decisionale; (3) valutazione del crimine; (4) profilo criminale; (5) indagine e (6) arresto. Non solo, durante il processo è fondamentale verificare che ci sia congruenza con le prove, con i modelli decisionali e con le raccomandazioni dell'indagine e che risultino nuove prove.
Le prove sono sempre molto importanti, in quanto sono un vero e proprio linguaggio di schemi e sequenze che possono rivelare le caratteristiche comportamentali del criminale.

1. Profilazione degli input
La fase di profilazione degli input avvia il processo di generazione del profilo criminale. Nei casi di omicidio, le informazioni necessarie ai fini del profiling includono una sinossi completa del crimine e una descrizione della scena del crimine, comprendente i fattori autoctoni di quella zona al momento dell'incidente, come le condizioni meteorologiche e l'ambiente politico e sociale. I dati relativi al criminale dovrebbero riguardare l'ambiente domestico, l'occupazione, la reputazione, le abitudini, le paure, la condizione fisica, la personalità, la storia criminale, le relazioni familiari, gli hobby e la condotta sociale. Anche le informazioni sulla vittima sono fondamentali per lo sviluppo di questi profili e devono comprendere il rapporto di autopsia con i risultati tossicologici/sierologici; le impressioni del medico legale in merito al tempo stimato e alla causa della morte; al tipo di arma usata e alla distribuzione delle ferite sul corpo; fotografie dell'autopsia e fotografie delle ferite pulite. Oltre alle fotografie dell'autopsia, sono necessarie fotografie aeree (se disponibili e appropriate) e immagini a colori otto per dieci della scena del crimine; oltre a schizzi della scena che mostrano distanze, direzioni e dimensioni, nonché mappe dell'area. Questi dati e le fotografie possono rivelare elementi significativi, come il livello di rischio della vittima; il grado di controllo esibito dall'autore del reato; lo stato emotivo dello stesso e il metodo utilizzato. Il profiler generalmente si concentra sull’analisi di tutte le informazioni sopracitate, nonché dei rapporti iniziali della polizia.

2. Modelli del processo decisionale
Il processo decisionale organizza e distribuisce gli input in schemi significativi. Sette punti chiave organizzano le informazioni della fase uno e formano una struttura decisionale fondamentale per il profiling. Tra i punti più importanti, troviamo il rischio della vittima, il rischio del criminale, l’escalation del crimine, fattori di tempo e posizione.

Il rischio della vittima
Il concetto di rischio della vittima è coinvolto in diverse fasi del processo di profiling: fornisce informazioni sull’indagato in termini di come opera e aiutano a generare un'idea del tipo di autore ricercato.  Il rischio viene determinato utilizzando fattori quali età, occupazione, stile di vita, statura fisica, capacità di resistenza e localizzazione della vittima, e può essere classificato come alto, moderato o basso.

Il rischio del criminale
I dati della vittima vengono integrati con le informazioni sul rischio intrapreso dal criminale per commettere il reato. Ad esempio, le circostanze in cui si è svolto il reato possono rivelare lo stress sotto cui operava il criminale; se era convinto di non essere arrestato o meno; il livello di eccitazione di cui aveva bisogno nella commissione del reato e la sua maturità emotiva.

Escalation
Le informazioni sull'escalation derivano da un'analisi dei fatti in base ai modelli del processo decisionale precedente. I profiler sono poi in grado di dedurre la sequenza di atti commessi durante lo svolgimento del reato e di determinare se il potenziale criminale potrebbe aggravare i suoi reati (ad esempio, sbirciare, accarezzare, aggredire, stuprare, uccidere) o ripeterli in modo seriale.

Fattori temporali
Ci sono diversi fattori temporali che devono essere considerati durante la generazione di un profilo criminale. Questi fattori includono il tempo necessario (1) per uccidere la vittima; (2) per commettere atti aggiuntivi sul corpo e (3) per sbarazzarsi del corpo. Anche l'orario in cui è stato commesso il crimine è importante, se di giorno o di notte, in quanto può fornire informazioni sullo stile di vita e sull'occupazione dell'indagato.

Fattori di posizione
Le informazioni sulla posizione, ovvero dove la vittima è stata avvicinata per la prima volta, dove si è verificato il crimine e l’eventuale morte della vittima, forniscono dati aggiuntivi sul criminale.

3. Valutazione del reato
La fase di valutazione del reato prevede la ricostruzione della sequenza degli eventi e del comportamento sia dell'autore del reato che della vittima, basandosi sugli sviluppi delle fasi precedenti, in modo da fornire informazioni sulle caratteristiche specifiche del profilo che si vuole generare.
Le dinamiche della scena del crimine sono costituite da numerosi elementi che devono essere interpretati dagli agenti incaricati delle indagini e possono essere facilmente fraintesi. Alcuni di questi elementi includono la localizzazione della scena del crimine; la causa della morte; il metodo di uccisione; la posizione del corpo e la posizione delle ferite. Il profiler osserva le dinamiche della scena del crimine e le interpreta in base alla sua esperienza con casi simili di cui si conosce l'esito. Le ricerche approfondite della Behavioral Science Unit dell'Accademia dell'FBI e le interviste con i criminali detenuti hanno fornito un vasto corpo di conoscenza che permette di collegare le dinamiche della scena del crimine a specifici modelli di personalità criminale.

4. Generazione del profilo criminale
La quarta fase consiste nella generazione del profilo criminale e riguarda il tipo di persona che ha commesso il crimine e il suo comportamento in relazione ad esso. Nel profilo sono incluse le informazioni di base (come i dati demografici), le caratteristiche fisiche, le abitudini, le credenze, i valori e il comportamento prima e dopo il reato. Può anche includere raccomandazioni investigative per interrogare, identificare e arrestare l'autore del reato. Il profilo inoltre deve essere compatibile con la precedente ricostruzione del crimine, con le prove e con i modelli decisionali. In caso di incompatibilità, i profiler devono riesaminare tutti i dati disponibili.

5. L’indagine
Una volta determinata la compatibilità del profilo criminale con gli altri dati, viene fornito un rapporto scritto all'agenzia richiedente e aggiunto ai dati già raccolti durante il processo investigativo.
Se dalla generazione del profilo ne risultano l'identificazione e l’arresto dell’indagato, e una confessione, l’obiettivo del profiling è stato raggiunto.

6. L’arresto
Una volta che l’indagato è in arresto, viene esaminata la concordanza tra l’esito dell’indagine e il processo di generazione del profilo. Se l’imputato confessa, è importante condurre un'intervista dettagliata per verificare la validità dell'intero processo di profiling.

[i] R. K. Ressler; Tom Shachtman, Whoever Fights Monsters, Simon & Schuster, 1992, p.222
[ii] A. W. Burgess; J. E. Douglas; R. K. Ressler, Criminal Personality Research Project, Journal of interpersonal violence, September 1986 issue
[iii] A. W. Burgess; J. E. Douglas; R. K. Ressler, Sexual Homicide: Patterns and Motives, The Free Press, 1988
[iv] A. J. Burgess; A. W. Burgess; J. E. Douglas; R. K. Ressler, Crime Classification Manual, Lexington Books, 1992
[v] J. E. Douglas; M. Olshaker, Mindhunter: inside the FBI's elite serial crime unit, New York Scribner, 1995, p.354
[vi] D. Rossi, Crime Scene Behavioral Analysis: Another Tool for the Law Enforcement Investigator, Official Proceedings of the 88th Annual IACP Conference, Police Chief (January): 152–55, 1982
[vii]  V. J. Geberth, Psychological Profiling, Law and Order (September): 46–49, 1981
[viii]  R. E. Vorpagel, Painting Psychological Profiles: Charlatanism, Charisma, or a New Science?, Official Proceedings of the 88th Annual IACP Conference, Police Chief (January): 156–59, 1982
[ix]  J. S. Brussel, Casebook of a Crime Psychiatrist, 1968
[x]  R. K. Ressler, A. W. Burgess, J. E. Douglas, R. L. Depue, In Rape and Sexual Assault: A Research Handbook, ed. Burgess, New York: Garland, pp. 343–49, 1985




CAPITOLO 3: IL CASO UNABOM

Unabomber è il soprannome dato al terrorista americano Theodore Kaczynski, artefice di una serie di attacchi svoltosi in un periodo lungo 17 anni, caratterizzati dall’utilizzo di bombe postali indirizzate ad accademici, dirigenti aziendali e altri. La campagna di attacchi di Unabomber, che uccise tre persone e ne ferì 23, iniziò alla fine degli anni ‘70 e proseguì fino a quando Kaczynski fu arrestato nel 1996, a seguito di una caccia all’uomo, a livello nazionale, guidata dal Federal Bureau of Investigation (FBI).

3.1 Accenni sulla vita di Theodore Kaczynski
Theodore Kaczynski, è un uomo altamente istruito, che con il passare del tempo e dell’evoluzione della società, iniziò ad essere sempre più deluso del modo in cui stava evolvendo il mondo.
Dopo essersi diplomato precocemente alla Evergreen Park Community High School, è stato accettato all’Università di Harvard con una borsa di studio completa, alla sola età di 16 anni. Le persone che frequentarono le scuole con Ted, lo descrivevano come molto solitario; difatti anche nel nuovo ambiente universitario non si fece molti amici, ma continuò ad ottenere risultati straordinari a livello accademico. Tuttavia, fu proprio durante il suo periodo ad Harvard, che partecipò ad uno studio controverso condotto dallo psicologo Henry Murray. Nell’esperimento, ai soggetti fu chiesto di scrivere un saggio sulle loro filosofie personali. Successivamente, mentre erano collegati ad elettrodi per misurare la loro risposta fisiologica, i soggetti dello studio furono sottoposti a ore di insulti e attacchi personali, e i saggi, furono usati come base per gli insulti. Si ritiene che Kaczynski partecipò a quest’esperimento per oltre 200 ore; per una durata complessiva di tre anni a partire dal 1959, e che questo ebbe delle conseguenze sul suo benessere mentale ed emotivo. Nonostante tutto, si laureò ad Harvard con una laurea in matematica nel 1962. In seguito conseguì un master (1964) e un dottorato (1967) nella stessa materia presso l’Università del Michigan. Dopo aver completato gli studi, a 25 anni, Kaczynski divenne il più giovane assistente professore di storia dell’Università della California a Berkeley, per poi essere assunto come insegnante di geometria e calcolo universitari nell’autunno del 1967. Due anni dopo, senza fornire alcuna motivazione, si dimise. Dopo aver lasciato Berkeley, Ted tornò in Illinois a vivere con i suoi genitori per due anni, prima di trasferirsi nel 1971 fuori Lincoln, nel Montana, in una capanna isolata nei boschi in cui visse come recluso, senza elettricità e acqua corrente, tentando di diventare autosufficiente con l’utilizzo della caccia e dell’agricoltura biologica. Nel giro di pochi anni, Ted diventò sempre più infastidito dall’invasione del settore immobiliare e dello sviluppo industriale nell’area circostante casa sua e, nel 1975, influenzato dagli scritti del filosofo anarchico cristiano francese, Jacques Ellul, iniziò a vandalizzare cantieri nell’area di Lincoln nel tentativo di sabotare lo sviluppo. I limiti imposti dalla società non erano semplicemente sgradevoli per Kaczynski, ma diventarono un punto di rabbia, e lo stesso, in un’intervista, dalla sua prigione del Colorado, ha raccontato: “Da quel momento in poi ho deciso che, piuttosto che cercare di acquisire ulteriori abilità nella natura, avrei lavorato per dar contro al sistema. Vendetta.”[i]

3.2 Gli attacchi
A partire dal 25 maggio 1978, Kaczynski iniziò a usare bombe postali inviate tramite il servizio postale degli Stati Uniti, o che occasionalmente consegnava lui stesso a mano, in una serie di attacchi coordinati per un periodo di 17 anni. Il suo primo obiettivo, Buckley Crist, professore di ingegneria della Northwestern University, per poco evitò delle gravi lesioni, dal momento in cui venne trovato un pacco nel parcheggio esterno all’edificio del suo ufficio in cui veniva dichiarato come “mittente”, e dunque che gli era stato “restituito”. Notando che non aveva inviato quel pacco, avvisò la sicurezza. Difatti, aprendolo e facendo così esplodere la bomba al suo interno, la guardia subì un infortunio alla mano. Le motivazioni per cui Kaczynski avesse preso di mira Crist non furono mai chiarite, tuttavia, nel periodo, viveva di nuovo in Illinois e lavorava con suo padre e suo fratello. Poco dopo, fu licenziato per aver insultato una sovrintendente con la quale aveva brevemente avuto una relazione romantica.
Nel corso dei sette anni successivi, inviò nove ordigni fatti in casa a bersagli differenti, inclusi dirigenti di compagnie aeree statunitensi e amministratori accademici, ferendo diverse persone, alcune gravemente.
Nel dicembre 1985, una bomba inviata a Hugh Scrutton, proprietario del negozio di elettronica di Sacramento, esplose, causandone la sua morte. Questa, fu la prima fatalità attribuita a Kaczynski. Complessivamente, “Unabomber”, come ormai era diventato noto, commise 14 attacchi, utilizzando 16 bombe, uccidendo 3 persone e ferendone altre 23. Il suo ultimo attacco, il 24 aprile 1995, sempre a Sacramentto, uccise il lobbista dell’industria di legname, Gilbert Murray.

3.3 Il manifesto
L’FBI basandosi sulle somiglianze dei dispositivi utilizzati negli attacchi, aveva già collegato molto episodi e li aveva attribuiti allo stesso autore o gruppo di autori. Ben presto, si notò che l’aggressore avesse dei collegamenti con l’area di Chicago e della Baia di San Francisco, ed era proprio il caso di Kaczynski.
Inizialmente, fu proprio l’FBI a chiamare l’indagine in corso “UNABOM” (acronimo per university and airline bomber); solo successivamente i media soprannominarono l’aggressore “Unabomber”. Tuttavia, l’identità di Kaczynski, era ancora sconosciuta alle autorità, finché nell’estate del 1995 inviò attraverso lettere, il suo famigerato manifesto di 35 mila parole intitolato “Società industriale e il suo futuro” alle principali testate giornalistiche e stazioni televisive, chiedendone la pubblicazione nella sua interezza. In caso contrario, minacciò di commettere altri attacchi. Nel saggio, l’autore sostiene “un’ideologia che si oppone alla tecnologia”; ovvero spiega come la tecnologia e la società industrializzata avevano allontanato gli esseri umani dalla natura, portandoli verso quelle che chiamava “attività surrogate” come l’intrattenimento popolare e lo sport, e distrutto efficacemente la libertà umana perché, secondo lo stesso, devono “regolare da vicino il comportamento umano per funzionare”. Non solo, invita gli esseri umani a tornare alla così descritta “natura selvaggia”, e, a suo avviso, ciò includeva la fine di tutta la ricerca scientifica.
Il procuratore generale degli Stati Uniti, Janet Reno, e il direttore dell’FBI, Louis Freeh, concordarono che il manifesto doveva essere pubblicato, sebbene si trattasse di una decisione controversa, e fu così che il New York Times e il Washington Post lo pubblicarono nel settembre 1995.
Notevole fu la reazione al manifesto dei vari critici e accademici, che nonostante disprezzassero gli atti violenti commessi da Kaczynski, ammisero che molte delle idee presentate erano abbastanza ragionevoli.

3.4 Lo svolgimento delle indagini
La prima fase dell’indagine Unabom iniziò il 25 maggio 1978, presso l'Università dell'Illinois a Chicago. Quello che accadde tra il 1978 e il 1996 fu, all'epoca, la più vasta e costosa indagine intrapresa dal Federal Bureau of Investigation (FBI), svoltasi in un arco di tempo di quasi diciotto anni, coinvolgendo diverse centinaia di funzionari delle forze dell'ordine federali e locali e personale di supporto, per una stima di 50 milioni di dollari in costi investigativi.
Inoltre ha anche realizzato uno dei progetti di analisi testuale più ampi e completi nella storia del sistema giudiziario degli Stati Uniti.
L'indagine iniziale, iniziata nel 1978, era stata intrapresa da diverse forze dell'ordine federali, che lavoravano in maniera indipendente l'una dall'altra. Queste agenzie includevano l'FBI, il servizio di ispezione postale degli Stati Uniti (USPIS) e il Dipartimento per il controllo di alcool, tabacco ed armi da fuoco (ATF). Tuttavia, con la ricomparsa dell'Unabomber nel 1993, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha ordinato la formazione della Unabom Task Force (UTF), che si stabilì a San Francisco, in California. L'FBI è stata designata come agenzia principale. Questa squadra speciale comprendeva anche l'USPIS e l'ATF. Durante il primo anno dell'UTF, sono state esaminate tutte le aree investigative necessarie. Queste includevano un riesame forense dettagliato di tutti i componenti delle bombe; reinterviste di tutte le vittime e testimoni viventi; un nuovo sguardo a tutti i contatti precedentemente trattati nel caso, comunicati stampa proattivi e una ricompensa pubblicizzata del valore di un milione di dollari.
Il primo aspetto linguistico del caso Unabom, si è verificato durante quest’ultimo lasso di tempo ed è diventato noto come l'inchiesta “Nathan R”. Come per tutte le lettere inviate da Unabomber, una delle prime inviate al New York Times è stata inoltrata al laboratorio dell'FBI per il consueto esame forense. Dopo aver condotto le varie indagini in laboratorio, è stato stabilito che questa particolare lettera conteneva un calco di scrittura. Il calco è generalmente invisibile ad occhio nudo e di solito è il risultato di qualcuno che scrive su un foglio di carta separato sopra quello in questione. In questo particolare documento, la scritta calcata diceva: “Chiama Nathan R 19:00”. L'FBI ha lanciato una campagna a tutto campo per conoscere l'identità di “Nathan R.” Dopo aver condotto diverse interviste al NYT, è stato determinato che il dipendente della testata giornalistica che per primo era entrato in possesso di questa particolare lettera era quello che aveva scritto una breve nota a sé stesso per chiamare il suo amico. Questa nota era stata scritta su un pezzo di carta sulla sua scrivania che si trovava per caso sopra la lettera dell’Unabomber appena ricevuta, risultando così nel calco sul documento esaminato.
Poco dopo, alla fine del 1994 e all'inizio del 1995, si verificarono altri due attentati mortali attribuiti ad Unabomber, e, come aveva anticipato nelle sue lettere all'inizio del 1995, il 24 giugno di quell'anno, il manifesto fu ricevuto dal NYT e altri tre destinatari, tramite posta.
Non ci volle molto affinché gli investigatori si rendessero conto della grande quantità di prove in loro possesso. Queste erano sotto forma di ampi e dettagliati scritti di un attentatore che aveva evitato l'identificazione ed era sfuggito agli investigatori per tanti anni.
A questo punto, la direzione dell'UTF a San Francisco ha ritenuto di aver bisogno di assistenza in questo particolare aspetto dell'indagine; di conseguenza contattarono quella che è attualmente conosciuta come la Behavioral Science Unit (BSU) presso l'Accademia dell'FBI, a Quantico, in Virginia, chiedendo che un criminal profiler fosse assegnato temporaneamente all'UTF. Il profiler in questione era James R. Fitzgerald, il quale arrivò all’UTF nel luglio 1995. La sua strategia consisteva nell’acquisire tutte le informazioni possibili sull’attentatore attraverso l’analisi di tutti i suoi scritti.
Prima fase di analisi testuale: gli “U-Docs”
In totale c’erano quattordici documenti Unabom (denominati U-Docs), ed erano delle lettere in cui Unabomber tentava di spiegare la sua logica filosofica, per cui si sentiva giustificato nell’eseguire la sua campagna di attentati.
Nelle prime settimane, Fitzgerald si è dedicato alla conoscenza e familiarizzazione degli scritti a lui sottoposti; dal momento che stava per intraprendere la revisione di quasi quarantamila parole su circa settanta pagine, ciascuna contenente un testo dattiloscritto a spaziatura singola; tutte scritte sotto pseudonimo da FC. Per la revisione di questi, Fitzgerald ha utilizzato un metodo semplice ed efficace per l’analisi testuale, ovvero l’evidenziazione con colori diversi. Ad esempio, un colore è stato utilizzato per errori ortografici o grammaticali, a dire il vero pochissimi; un altro colore è stato utilizzato per l’ortografia e la grammatica che risultavano usate in maniera complessa o confusa; anche se poi si scoprì che l’autore era di fatto corretto; ancora un altro colore è stato utilizzato per parole o frasi insolite e un colore diverso per quella che poteva essere una caratteristica biografica apparente. Un aspetto importante di un’analisi come quella condotta nell’indagine Unabom, è comprendere l’ortografia e le regole grammaticali del periodo di tempo approssimativo di quando un autore scrive, in modo tale da valutare cosa sia accettabile o inaccettabile. Nel tentativo di snellire il sistema di categorizzazione dei documenti, Fitzgerald ha ideato un semplice sistema alfanumerico per distinguere un documento dall’altro, basandosi sull’ordine cronologico dei bolli postali e ha anche creato un glossario/indice del manifesto che si è poi rivelato molto vantaggioso per l’UTF. Col tempo Fitzgerald si rese conto che gli scritti di Unabomber parlavano non solo delle sue filosofie ma anche in un certo modo dell’autore stesso. Infatti dimostravano che l’autore fosse uno scrittore esperto, con un’ottima conoscenza e padronanza della lingua inglese. Il formato del manifesto era come quello di una tesi accademica degli anni Cinquanta o Sessanta; era presente un frontespizio; una pagina di correzione e il corpo comprendeva 232 paragrafi e seguito da trentasei note di chiusura. L’autore ha anche incluso un diagramma del suo cosiddetto Power Process (Procedimento di potere), note a piè di pagine e riferimenti bibliografici. Ha usato varianti britanniche per lo spelling delle parole analyse (analizzare) e licence (licenza), e altre varianti alternative per le parole wilfully (intenzionalmente) e instalment (rata), e le ha utilizzate in tutti gli U-Docs. L’autore inoltre ha usato un linguaggio datato attraverso le parole negro, broad (donna) e chick (pollastra/ragazza) e ha sottolineato parole e frasi particolari in tutto il manifesto che probabilmente erano importanti per lui e voleva enfatizzarle. Altre parole e frasi distintive erano: chimerical (chimerico), coreligionist (correligionario), delimited (delimitato), anomie (anomia) e middle-class vacuity (vacuità della classe media). C’era un’altra frase, cool-headed logicians (logici equilibrati) che inizialmente non venne notata da Fitzgerald. Tuttavia, diversi mesi dopo, qualcun altro ci fece caso e questo cambiò il corso delle indagini.
Nell’estate del 1995 Fitzgerald contattò un linguista forense, il dottor Roger Shuy, in modo da avere un parere professionale sugli scritti di Unabomber e che lo aiutasse durante lo svolgimento delle indagini. In qualsiasi indagine forense basata sulla lingua e/o analisi del testo, è fondamentale capire cosa legge l’autore, o a che cosa è culturalmente esposto, per tentare di appurare la sua identità e/o saperne di più su di lui. Non ci volle molto affinché l’UTF si rendesse conto che le ideologie sostenute da Unabomber non erano del tutto originali, anzi, molte si basavano sulle opere di Jacques Ellul, il suo libro The Technological Society (1964) e sulle credenze dei Luddisti. Dopo circa un mese dall’arrivo di Fitzgerald e di attenta analisi del manifesto, finalmente il profiler trova un apparente errore nel paragrafo 185, in cui Unabomber scrive: “As for the negative consequences of eliminating industrial society well, you can't eat your cake and have it too.”  (Per quanto riguarda le conseguenze negative dell'eliminazione della società industriale, non puoi avere la moglie ubriaca e la botte piena.) Negli Stati Uniti, quando viene usato questo proverbio, le persone solitamente dicono o scrivono “You can’t have your cake and eat it too.” (Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca). Dunque non si tratta di un errore grammaticale o di spelling, ma l’autore ha invertito i verbi di questo famoso proverbio.
Seconda fase di analisi testuale: “T-Docs”
Il 23 febbraio 1996, Fitzgerald, che al momento si trovava all’Accademia dell’FBI, riceve una telefonata dai suoi colleghi dell’UTF, i quali gli chiedono di visionare un documento tenendo a mente le sue conoscenze del manifesto in modo da verificare se fossero presenti delle similitudini o meno. Questo documento era prima in possesso di un avvocato e il suo cliente, il quale, pensando che suo fratello fosse Unabomber, voleva che l’FBI lo comparasse agli scritti di quest’ultimo. Dopo aver letto il documento in questione, Fitzgerald fu subito sicuro della loro comune paternità: la selezione di argomenti varia ma correlata, la forza di opinione e di posizione, la somiglianza nel fraseggio e nella formulazione, e persino l'ordine cronologico in cui i problemi sono stati presentati, indicavano uno stile di scrittura molto simile a quello presente nel manifesto. Di conseguenza, il documento appena menzionato diventa il primo dei Ted Documents (T-Docs) ed era stato scritto da Ted Kaczynski nel 1971. Il fratello, subito dopo identificato come David Kaczynski, pensò che rappresentasse al meglio lo stile di scrittura e la filosofia di Ted, e decise che questo documento era quello da fornire inizialmente all'FBI per l'analisi. Poiché la madre e il fratello di Ted Kaczynski stavano ora collaborando con l'FBI, iniziarono a fornire all'UTF ogni lettera, documento, rapporto, bozza che il loro Ted avesse mai scritto, composto o disegnato. Ci confermarono che Ted era un uomo molto intelligente, istruito e recluso, poiché viveva da solo in una capanna sperduta su una collina a Lincoln, nel Montana.
David Kaczynski iniziò a sospettare che suo fratello potesse essere Unabomber dal momento in cui sua moglie Linda, gli chiese di leggere il manifesto. Ciò che alla fine lo ha portato alla realizzazione della possibile complicità di suo fratello è stato l’uso da parte dell’autore del manifesto del termine cool-headed logicians (logici equilibrati), nel paragrafo 18.
A questo punto Fitzgerald doveva confrontare i quattordici U-Docs con i documenti forniti dalla famiglia Kaczynski, in tutto sessantanove, in modo tale da determinare se entrambe le serie di documenti fossero state scritte dalla stessa persona, ovvero Ted Kaczynski. Questo includeva anche il confronto dei tratti della macchina da scrivere su questi nuovi documenti con i tratti della macchina da scrivere sugli U-Docs. Non si è mai trovata una corrispondenza.
Gli argomenti dei T-Docs includevano lettere toccanti e personali ai genitori e al fratello di Ted; altre invece erano piene di rabbia e risentimento per i torti percepiti che avevano commesso nei suoi confronti. Molte delle lettere includevano argomenti che riguardavano, come negli U-Docs, il potere, la tecnologia, la società e le libertà individuali.
In vari punti, i T-Docs contenevano anche la variante britannica e le forme di spelling alternative delle quattro parole trovate nel manifesto: analyse (analisi), licence (licenza), wilfully (intenzionalmente), instalment (rata), che non sono state scritte diversamente in tutti i T-Docs. Inoltre c'erano diverse dozzine di documenti scritti da Ted in spagnolo.
Le scoperte di questa indagine sarebbero state fondamentali per determinare il suo livello di coinvolgimento e se alla fine sarebbe stato arrestato per i relativi attentati.
A quel tempo, la data prevista per la ricerca e l'arresto speranzoso di Kaczynski era la metà di aprile 1996. Come con la maggior parte delle persone, se misurate su una quantità sufficiente di materiale testuale, Kaczynski non poteva fare a meno di scrivere in un formato e uno stile coerenti indipendentemente dalla persona con cui stava comunicando. Questo stile, fortunatamente, è rimasto coerente nel corso di diversi decenni. Il team di analisi, ha poi creato al computer una tabella a due colonne con i risultati dei T-Docs in una colonna e degli U-Docs nell'altra.
Il rapporto finale doveva elencare il confronto di argomenti, frasi e parole, includendo il punto di riferimento per ciascun elemento, sottolineando quali erano le parole/frasi chiave per ogni esempio riportato.
Fino ad allora, le prove sotto forma di analisi testuali non erano state ancora consentite nei tribunali federali; difatti, il Vice Procuratore degli Stati Uniti, Stephen Freccero, non aveva mai promosso un caso criminale basandosi su un progetto di analisi testuale, nonostante fosse impressionato dal lavoro svolto da Fitzgerald e il suo team, non era ancora sicuro dell’utilità del progetto o del rapporto. Questo cambiò nel momento in cui Fitzgerald esaminò il T-137; una lettera che Ted aveva inviato alla rivista Saturday Review all’inizio degli anni ’70, che affrontava numerose questioni ambientali e spiegava come la società moderna fosse responsabile dei danni ai nostri ecosistemi. In uno dei paragrafi verso la fine della lettera di due pagine c’era la seguente frase: “We will be sacrificing some of the materialistic benefits of technology, but there just isn't any other way. We can't eat our cake and have it too.” (sacrificheremo alcuni dei vantaggi materialistici della tecnologia, in quanto non c’è nessun altro modo. Non possiamo avere la moglie ubriaca e la botte piena).
Con quest’ultima scoperta, Fitzgerald aveva ottenuto una valida connessione linguistica tra i vari documenti. Sebbene questa frase, e l’uso distintivo che ne faceva l’autore, fosse preziosa in senso probatorio, in realtà non era davvero un errore, a differenza di quello che pensava inizialmente Fitzgerald. “You can’t have your cake and eat it too” è la forma che è stata usata per diverse centinaia di anni negli Stati Uniti e accettata nell'inglese americano moderno. Tuttavia, la forma storicamente corretta, e la forma basata sull'inglese medio del XV secolo, è quella usata da Unabomber e Ted Kaczynski ed il fatto che abbia avuto ragione in un modo molto raro, ha aggiunto molto al valore di questa scoperta e al progetto. Verso la fine di marzo del 1996, il rapporto finale di analisi comparativa U-Docs / T-Docs veniva stilato e, fino ad allora, il fatto che l’FBI ritenesse che Ted Kaczynski fosse il principale indagato, era un segreto.
Fu in quel momento che CBS News contattò inaspettatamente l'UTF. Il giornalista ha informato l'ASAC (agente speciale assistente in carica) Turchie, di avere una fonte molto affidabile e di alto livello nel governo federale, che gli aveva detto molti dei dettagli su ciò che l'UTF aveva elaborato, così diligentemente, per nascondere i progressi delle indagini al pubblico e ai media in tutti questi mesi. Non solo, il giornalista ha poi messo al corrente che il conduttore televisivo Dan Rather avrebbe trasmesso la storia al telegiornale delle 18:30 della stessa sera, 31 marzo. L'FBI non era pronto ad arrestare Kaczynski quel giorno, ma se la CBS avesse reso pubbliche le informazioni sul caso e Kaczynski non fosse stato arrestato, avrebbe sicuramente tentato di fuggire. L'allora direttore dell'FBI Louis Freeh contattò il presidente della CBS News e fu raggiunto un compromesso: la CBS avrebbe concesso tre giorni all’FBI, né più né meno, e poi avrebbe trasmesso la storia indipendentemente dal fatto che fosse pronto o meno.

3.5 La cattura e il processo
Di conseguenza, per l’FBI era necessario ottenere un mandato di perquisizione federale nel distretto del Montana per recarsi alla capanna di Kaczynski la mattina del 3 aprile 1996.
Il 2 aprile, un giudice federale del Montana, dopo aver letto la domanda di mandato di perquisizione, compreso il rapporto di analisi comparativa dell’UTF, determinando che c’era un motivo fondato, la firmò. La mattina del 3 aprile 1996, gli agenti dell’FBI si recarono al complesso rurale e finalmente arrestarono Ted Kaczynski. Successivamente iniziarono ad esaminare la capanna, in cui trovarono molti materiali probatori, come almeno una bomba completamente assemblata e numerosi componenti di bombe, oltre a risme di nuovi documenti. Quest’ultimi consistevano in versioni manoscritte originali del manifesto; versioni manoscritte di praticamente ogni U-Doc; il diario personale di Kaczynski; i suoi appunti personali, la sua autobiografia; libri in cui venivano descritte le bombe, dettagli di attentati, elenchi di potenziali vittime e molto altro. Il progetto successivo del team di analisi comparativa dell'UTF è stato quello di leggere e classificare tutti i cosiddetti Cabin Documents (C-Docs).
Finalmente, non c'erano dubbi sulla complicità di Kaczynski nei sedici attentati; lui stesso lo raccontava a parole sue nei suoi scritti. Tuttavia, non ha mai rilasciato una dichiarazione orale a nessun investigatore. Una volta in custodia si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda relativa alla sua capanna o agli attentati.
È stato chiaramente riconosciuto dall'FBI che nessun confronto o esempio avrebbe collegato le due serie di documenti. Invece, sono stati i quasi settecento confronti, comprese molte frasi scritte in modo quasi identico, ognuna delle quali discuteva argomenti divergenti come tecnologia, intrattenimento di massa, psicologia e libertà, nella loro interezza, a costituire l'argomento più forte per la sua colpevolezza.
Durante il processo, l’Accusa ingaggiò il dottor Donald Foster, professore di inglese al Vassar College, a Poughkeepsie, New York, per rispondere alla dichiarazione giurata della Difesa. Foster preparò la sua dichiarazione, affrontando ciascuna delle questioni presentate dalla Difesa in maniera convincente e fondata. Sono riassunte al meglio le sue scoperte nella conclusione del suo rapporto di quarantotto pagine: “In uno studio assistito da computer che si estende a migliaia di scrittori, centinaia di migliaia di testi e milioni di parole, non trovo nessun individuo i cui scritti corrispondano più strettamente a quelli del soggetto Unabom di Theodore J. Kaczynski. Trovo in tutti T- e U-Docs le stesse abitudini linguistiche, gli stessi schemi di dizione, fraseggio, ortografia, morfologia grammaticale e sintassi abituale, persino la stessa punteggiatura distintiva. Trovo in tutti i documenti la stessa ideologia anarchica e neo-luddista; riferimento o allusione simile a molte delle stesse fonti secondarie.” L'ultima frase recita: “Considero l'identità autoriale dei T-Docs e degli U-Docs una certezza virtuale, la verità di cui sono convinto oltre ogni ragionevole dubbio”.[ii]
Sebbene i suoi avvocati volessero che lui presentasse una richiesta di infermità mentale, Kaczynski rifiutò e si dichiarò colpevole di tutte le accuse. Fu dunque incriminato da un gran giurì federale per 10 capi di imputazione per trasporto, spedizione e uso illegale di bombe e tre capi d’accusa per omicidio.
Oggi giorno Theodore Kaczynski rimane incarcerato, scontando otto ergastoli, senza alcuna possibilità di libertà vigilata, nel carcere di sicurezza di Supermax a Florence, Colorado.

3.6 La psicologia degli attacchi di Theodore Kaczynski
Perché Unabomber ha inviato le sue bombe?
Le ragioni per cui Kaczynski voleva uccidere, erano radicate nella sua struttura psicologica conflittuale ed in realtà erano di natura piuttosto elementare. Queste sono state apprese leggendo i suoi documenti personali trovati nella capanna dopo l’arresto. In primo luogo, Kaczynski era molto frustrato dal fatto di non aver mai avuto una relazione di successo con una donna. Era eterosessuale, eppure non aveva mai avuto una relazione di alcuna durata o significato con l’altro sesso. Lui stesso ha collegato questo fatto con la sua propensione a voler uccidere. Non solo, era consapevole delle vaste carenze della sua personalità. Sapeva di essere geniale, ma anche di avere capacità sociali limitate. Questo è il motivo per cui ha scelto di allontanarsi il più possibile dagli altri umani, vivendo in una capanna sperduta nei boschi del Montana.
In base a cosa aveva scelto i suoi bersagli?
Il suo processo di selezione era molto elementare nel progetto. Kaczynski ha scelto bersagli rappresentazionali, cioè che non erano necessariamente associati direttamente a lui, ma che rappresentavano un problema in qualche modo. Ha bombardato università e/o professori perché non ha avuto successo professionalmente nel suo breve periodo come insegnante di matematica all'Università della California a Berkeley.
L'industria dei computer rappresentava uno dei progressi della tecnologia che Kaczynski tanto disprezzava. Un computer moderno potrebbe calcolare in pochi secondi un problema matematico che avrebbe richiesto ore, se non giorni, per le soluzioni. Questo spiega molti dei suoi primi attentati. Inoltre, due volte al giorno, Kaczynski sentiva gli aerei commerciali volare sopra la sua capanna. Il rumore dei motori a reazione, anche a più di sei chilometri in altezza, e questa “violazione” dei suoi diritti di proprietà verticale lo turbavano immensamente. Così, all'inizio degli anni '80, colpì varie figure associate all'industria aerea. Il lobbista forestale è stato ucciso perché una segheria è stata aperta a circa un chilometro dalla capanna di Kaczynski. Il rumore lo offese e decise di far pagare con la vita un sostenitore di un'azienda di legname scelto a caso, che viveva e lavorava a più di 1600 chilometri di distanza.
Sono tutti motivi molto personali per Kaczynski e di difficile comprensione per gli altri. Anche il motivo per cui ha scelto di iniziare a scrivere lettere e spedirle ai vari destinatari, deriva da un ragionamento molto personale di Unabomber.




CONCLUSIONE

Nell’elaborato proposto, ho studiato le teorie scientifiche del XIX secolo e l’influenza che hanno avuto gli investigatori noti nel mondo della letteratura Charles A. Dupin e Sherlock Holmes, per poi analizzare come si è sviluppato il Criminal Profiling nell’epoca moderna, portando un esempio del suo utilizzo nel caso Unabom. Si può dunque affermare che il Criminal Profiling nasce in maniera più concreta grazie al lavoro svolto e alle innovazioni portate da Howard D. Teten e in seguito all’istituzione della Behavioral Science Unit. In particolare, si iniziano a vedere le potenzialità di questo approccio scientifico alla fine degli anni settanta del Novecento con lo studio sui Serial Killer condotto dagli agenti dell’F.B.I. [iii] al fine di decifrarne le dinamiche psicologiche, applicando il modello a omicidi irrisolti e fornendo una indicazione investigativa.
Criminal Profiling è uno dei termini più diffusi per definire questo approccio psico-scientifico usato dalle forze dell’ordine, ma ne esistono anche altri che definiscono lo stesso concetto: Behavior o Behavioral Profiling, Criminal Personality Profiling, Criminal Investigative Analysis, Forensic Profiling, Psychological Profiling, etc.
Il Criminal Profiling può essere considerato un particolare approccio volto alla costruzione di un identikit psicologico del criminale, che basandosi sull’analisi dei crimini commessi, indica le principali caratteristiche della personalità e del comportamento del tipo di persona che ha più probabilità di aver commesso tali crimini. Non solo, cerca di comprendere anche tutte le forme di violenza agita; prende in considerazione ogni aspetto della storia di un crimine e si pone come obiettivo la cattura del reo. Tradizionalmente questa tecnica investigativa è risultata particolarmente utile negli omicidi a sfondo sessuale seriali, in cui apparentemente il criminale agisce senza motivazioni e in maniera casuale. In realtà, grazie al suo essere multidisciplinare, l’utilizzo del Criminal Profiling viene esteso a diversi settori e ad una più ampia casistica. Esempio di quest’ultima affermazione lo si può ritrovare nel caso Unabom che ho presentato e analizzato: per arrivare all’identificazione del reo, Ted Kaczynski, è stata utilizzata la linguistica forense come mezzo per delineare che tipo di persona fosse il criminale in questione. Difatti, Fitzgerald stesso si rese conto che gli scritti di Unabomber, non solo enunciavano le sue filosofie, ma rivelavano anche chi fosse l’autore, ovvero una persona che si era laureata intorno agli anni cinquanta o sessanta del Novecento, altamente istruita con un’ottima padronanza dell’inglese, che utilizzava delle forme di spelling alternative. Queste informazioni furono di vitale importanza per l’identificazione, in quanto riconducevano l’autore ad un determinato contesto e evidenziavano la sua paternità degli scritti.
Sicuramente il Criminal Profiling è un metodo investigativo molto vasto, che non si limita a seguire le classiche tecniche di indagine. Per questo motivo ritengo che sarebbe necessario e interessante studiare in maniera approfondita tutti i casi in cui è stato applicato.
Date le conoscenze acquisite attraverso lo sviluppo della tesi e l’interesse provato già in precedenza, in futuro spero di poter lavorare nell’ambito del Criminal Profiling o a stretto contatto con le figure che vi operano.

 
Autore: dr.ssa Chloé Passoni




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www.fbi.gov/news/stories/serial-killers-part-2-the-birth-of-behavioral-analysis-in-the-fbi (nascita dell’analisi comportamentale forense).
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www.merriam-webster.com/dictionary/narrative
ifflab.org/types-of-questioned-documents-forensic-document-examination (riguardo il concetto di questioned document examination).

[i] Intervista a Theodore Kaczynski nella prigione federale ADX Supermax in Florence, Colorado, Earth-First Journal, giugno 1999.
[ii] Citazione del Prof. Donald Foster, tratta dal libro Profilers, p.218, J. H. Campbell., D. DeNevi.
[iii] A. W. Burgess, C. R. Hartman, R. K. Ressler, J. E. Douglas, A. McCormack, Sexual homicide: A motivational model, Journal of Interpersonal Violence, 1986.



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